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Contratti di lavoro per chi esce dagli Istituti: al Nord è meglio che al Sud

Contratti di lavoro per chi esce dagli Istituti: al Nord è meglio che al Sud

Gli indirizzi dei tecnici che portano ad una maggiore occupabilità sono quelli dei settori industria e artigianato con contratti più stabili e più coe

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Gli indirizzi dei tecnici che portano ad una maggiore occupabilità sono quelli dei settori industria e artigianato con contratti più stabili e più coerenti. #FacceCaso.

Con l’introduzione del Jobs Act, aumentano i contratti a tempo indeterminato, a scapito di quelli di apprendistato.

  • Un ragazzo appena diplomato in un istituto tecnico del Veneto, deve aspettare in media 216 giorni prima di trovare il suo primo lavoro. Nel 40% dei casi, sarà permanente.
  • In Calabria un diplomato deve attendere 325 giorni e il contratto sarà permanente solo nel 14% dei casi.

A due anni dall’uscita di scuola, tra il 2011 e il 2014, gli studenti italiani diplomati in istituti tecnici e professionali che hanno trovato lavoro, sono:

  • il 27,86% (ci sono voluti almeno 6 mesi di tempo)
  • il 14,66% ha trovato un lavoretto
  • il 9% ha cominciato l’università e lavora.
  • I Neet che non studiano né lavorano, sono il 27,44%.

Il rapporto, realizzato da Fondazione Agnelli in collaborazione con l’Università di Milano Bicocca, mostra come gli indici di occupazione al nord-est siano molto alti, a differenza delle regioni del sud, dove invece gli indici restano bassi.

La percentuale di chi sceglie un istituto tecnico o professionale dopo la terza media è molto alta al nord (almeno uno studente su tre), dove il territorio offre aziende che richiedono manovalanza. Al sud, chi sceglie un’istruzione tecnica è costretto poi a spostarsi molto lontano da casa per trovare un lavoro.

“Questi dati ci dicono che dobbiamo lavorare per fare in modo che la preparazione che offriamo ai nostri ragazzi consenta loro di trovare un’occupazione sempre più in linea con le proprie attese”. Dice la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli.

La ministra promette nuovi indirizzi già a partire da settembre. “Una scelta più ampia e articolata coerente con le opportunità offerte dai diversi ambiti del made in Italy e con le specificità culturali e produttive del Paese”.

Negli ultimi anni, chi ha scelto un istituto tecnico o professionale dopo la terza media non ha trovato il lavoro che desiderava. Stando al rapporto, tra gli studenti con un lavoro nei primi sei mesi dopo il diploma, la metà non ha una professione coerente con il percorso di studi scelto. Il 35,3% di loro ha trovato invece un’occupazione coerente con il titolo di studio. Gli indirizzi dei tecnici che portano ad una maggiore occupabilità sono quelli dei settori industria e artigianato con contratti più stabili e più coerenti.

La notizia ancora più scoraggiante è che uno fa tanto per studiare, e poi il voto di maturità non conta NIENTE.

“Dieci punti in più all’esame di Stato danno un bonus di probabilità di essere occupati non superiore allo 0,9%, lo stesso vale per posizioni a tempo indeterminato”. Spiega il rapporto.

“Questo rapporto è uno strumento utile per valutare l’efficacia sia del sistema nel suo complesso sia della singola scuola e in futuro sarà prezioso per capire l’efficacia dell’alternanza scuola-lavoro”. Sostiene Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli.

Mario Mezzanzanica dell’Università Bicocca aggiunge. “Tutti i dati raccolti, dalle tipologie contrattuali ai tempi di ingresso possono rappresentare un importante contributo a supporto delle politiche per i sistemi dell’istruzione e del lavoro per rispondere concretamente ai bisogni dei giovani”.

#FacceCaso.

Di Francesca Romana Veriani

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