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Che possiamo dire dell’Agenzia nazionale per la ricerca proposta da Bussetti?

Che possiamo dire dell’Agenzia nazionale per la ricerca proposta da Bussetti?

Cerchiamo di capire cosa sia, come dovrebbe funzionare e che vantaggi potrebbe portare l’Agenzia nazionale per la ricerca. Il Ministro Bussetti, parl

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Cerchiamo di capire cosa sia, come dovrebbe funzionare e che vantaggi potrebbe portare l’Agenzia nazionale per la ricerca.

Il Ministro Bussetti, parlando in un convegno di Milano per la settimana delle biotecnologie, ha fatto un annuncio importante: “Domani porterò al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il progetto di una cabina di regia per la ricerca. Dovrà mettere a sistema le tante realtà scientifiche italiane finora troppo frammentate. Sarà coinvolto subito il ministero della Salute e farà lavorare insieme i ricercatori del sistema pubblico italiano, così avremo più peso in Europa”.

Addirittura, si è già parlato di una sede, dentro Palazzo Chigi. Quindi l’Agenzia prende forma concretamente, dopo dieci anni di attesa dalla prima volta in cui venne nominata, e si pensa al coinvolgimento di sette ministeri.
Il progetto è realmente un atto di governo, e dal mondo dell’Istruzione si solleva un grido di speranza, anche se il percorso è ancora lungo. L’idea di poter sostenere in maniera uniforme, con fondi comuni e un coordinamento complessivo, la ricerca nazionale, ha un importantissimo valore. Non più dispersione di fondi, ma progetti supportati a piene mani anche da più enti coinvolgibili, cercando di evitare magari la dispersione dei fondi.

Erano in tanti a invocare da tempo la creazione di una struttura del genere, come il Gruppo 2003, che da un decennio parlava di un’agenzia unica addirittura per tutti i Paese Occidentali.

In Italia c’è sempre stato un problema di fondi, non di qualità della ricerca, motivo per cui spesso le nostre menti sono andate a fare le fortune di università straniere.
La prospettiva però che sia direttamente lo Stato a dotarsi di un apparato che garantisca una copertura a “scudo” su tutti i ricercatori, per i vari settori d’interesse, potrebbe anche farne rientrare molti. Ad oggi siamo ancora alle fasi iniziali, ma se si stabilizzasse e si pensasse a una costruzione uniforme e avanzata, già in pochi anni potremmo gridare al miracolo.

Tra l’altro il Ministro ha anche annunciato un cambiamento nei dottorati di ricerca, considerati da lui ancora troppo focalizzati su produttività scientifica e meno sulle aziende. L’idea, quindi, di inserire un dottorato industriale più funzionale alla crescita del settore terziario.

#FacceCaso

Di Umberto Scifoni

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