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Una tragedia in discoteca, che Corinaldo faccia riflettere

Una tragedia in discoteca, che Corinaldo faccia riflettere

Ciò che è successo a Corinaldo è un fatto grave, ma oltre a piangere quelle vite spezzate, dobbiamo soffermarci sull’accaduto e tirare le somme. Nell

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Ciò che è successo a Corinaldo è un fatto grave, ma oltre a piangere quelle vite spezzate, dobbiamo soffermarci sull’accaduto e tirare le somme.

Nella storia tragica di Corinaldo, ci sono di mezzo gli elementi che, da ragazzi, coetanei che si possono immedesimare, più fanno pensare e star male.
C’è una serata in discoteca, c’è un artista molto popolare tra i più giovani, una discoteca, divertimento e fine settimana. Ma c’è una conclusione che non vorremmo mai sentire.

Il disastro, la morte di sei persone, alcune minorenni, una discoteca sovraffollata e la nuova moda dello spray urticante.
Domenica sera, proprio il giorno di scoperta dell’accaduto, camminavo per strada con un mio amico e commentavamo la vicenda, amareggiati. Una signora anziana sentendoci ha cominciato a sparare sentenze: “è colpa della droga nelle discoteche che gira! Sti ragazzini drogati!”.

No signora, non è la droga, non è la droga che fa venire giù le strutture, non è la droga che fa nascere la moda degli spray urticanti, non è la droga che vuol far guadagnare con l’overbooking su un artista famoso.
Ci sono altre responsabilità di mezzo, in primis di chi ha permesso di garantire l’agibilità in una discoteca strabordante, che ha veramente ucciso persone, che non ci sono controlli di sicurezza in alcune genere. La droga non è un problema di oggi.

C’era a Woodstock, gli artisti ne fanno uso da decenni, mentre di morti per crolli strutturali vorremmo e potremmo tranquillamente farne a meno.
Adesso è una caccia ai colpevoli, un tentativo di mettere in ordine dove il disordine ha distrutto e spezzato vite. La Lanterna Azzurra di Corinaldo ha visto al proprio interno, nella notte tra venerdì e sabato, qualcosa di troppo brutto per stare qui a ricordarlo.

Ma è nostro compito, perché in pieno spirito “italiano” siamo pronti a intervenire, a rimediare, risolvere, ma solo dopo che la tragedia è avvenuta. Sembra che senza una lezione da vedere e subire non possiamo comprendere i problemi laddove ce ne siano.
In un week end piangiamo, per qualche settimana l’attenzione mediatica porterà maggiore attenzione agli eventi e le discoteche di tutto il Paese. Ma anche stavolta lentamente ci dimenticheremo per tornare alla “normalità” di sempre?

#FacceCaso

Di Umberto Scifoni

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