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All’università tra Italia e Cina

All’università tra Italia e Cina

Secondo il consorzio interuniversitario italiano Almalaurea, la Cina è divenuta la prima meta di studio extraeuropea dei ragazzi italiani, arrivando a

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Secondo il consorzio interuniversitario italiano Almalaurea, la Cina è divenuta la prima meta di studio extraeuropea dei ragazzi italiani, arrivando a superare persino gli Stati Uniti d’America.

Nonostante le notevoli differenze culturali e le grandi sfide che pone una lingua come il cinese, che sempre più studenti italiani scelgano la Terra del Dragone come meta dei loro studi ormai non stupisce più. L’evoluzione della situazione socio-economica cinese degli ultimi decenni è stata sorprendente: oggi il paese offre molte buone opportunità anche per studenti e lavoratori italiani. La conoscenza di una lingua come il mandarino e il possesso di un titolo accademico cinese aprono numerose porte su tutto il mercato asiatico in generale, e non solo.

Tra le università italiane e le università cinesi durante questi anni si sono stretti nuovi partenariati e oggi si offrono quindi agli studenti sempre maggiori possibilità di scambio, di borse di studio e di percorsi congiunti Italia-Cina.

Cresce esponenzialmente il numero degli studenti cinesi iscritti nelle facoltà italiane: si calcola che dal 2004 a oggi le matricole cinesi nelle università italiane siano aumentate di ben 20 volte.  In particolar modo gli studenti orientali sembrano prediligere le facoltà creative, nello specifico il design, la musica e le belle arti. L’Italia rappresenta infatti quella terra di “genio” nella quale coltivare una creatività individuale che difficilmente viene incoraggiata dal sistema scolastico e accademico cinese.

Photo  by Philip Jägenstedt

Da questo punto di vista sono stati molto significativi i progetti “Marco Polo” e “Turandot”. Il Programma Marco Polo deve il suo nome proprio al più noto degli esploratori occidentali che si avventurò fino al Celeste Impero. Tante le cose del lontano Oriente che l’esploratore veneziano fece conoscere agli europei: antichissime filosofie, invenzioni curiose e persino nuovi oggetti di svago, come le carte da gioco. La conoscenza di un popolo passa non solo per lo studio sui banchi, ma anche attraverso un contatto diretto con la sua realtà quotidiana. Con questo spirito, nel 2005 la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI) ha sottoscritto questo progetto, che mira a promuovere il sistema universitario italiano in Cina e facilitare l’inserimento degli studenti cinesi nelle università italiane.

Nel 2009 è stato attivato anche il Progetto “Turandot”, così denominato in onore della celeberrima principessa cinese protagonista dell’eponima opera di Giacomo Puccini. Il progetto, seguendo le linee tracciate dal Programma Marco Polo, è dedicato proprio agli studenti cinesi che vogliono imparare l’italiano e studiare arte, musica e design nel nostro paese.
Per gli studenti italiani si aprono sempre più possibilità anche per un “double degree”, una laurea dal doppio titolo riconosciuto ufficialmente tanto in Italia che in Cina. È possibile scegliere un percorso del genere alla Ca’ Foscari di Venezia congiuntamente alla Capital Normal University di Pechino. Molte le occasioni anche per gli studenti delle nuove tecnologie: il Politecnico di Milano e il Politecnico di Torino permettono l’iscrizione a molti corsi di laurea dal titolo italo-cinese, uno su tutti quello di Ingegneria informatica.

I vantaggi di intraprendere simili percorsi?

Sempre secondo le ricerche di Almalaurea, il 78% di coloro che hanno conseguito il titolo di laurea magistrale nel 2014, avendo vissuto un’esperienza di studio in Cina, hanno trovato un lavoro entro un anno dal conseguimento della laurea. Lavori che sono stati retribuiti con uno stipendio medio di 1.386 euro netti contro i 1.132 della media nazionale. Nel 2015 ben 688 studenti italiani hanno condotto un’esperienza di studio in Cina ufficialmente riconosciuta dal loro piano didattico. Il 70% di questi erano donne. Si è calcolato che questi studenti hanno completato gli studi con un anticipo di due anni rispetto alla media italiana, con un voto finale medio di 104,2 rispetto alla media nazionale del 102,3.

Gli studenti italiani che raccontano la loro esperienza sono in gran parte entusiasti, senza nascondere però le loro difficoltà iniziali: la Cina è un paese molto moderno oggi, nel quale però si vivono ancora grandi disparità e contraddizioni che stridono all’occhio di un occidentale. Uno dei peggiori nemici dello studente straniero è senza dubbio la labirintica burocrazia cinese. Molte delle usanze culturali cinesi tra le meno conosciute dagli occidentali potrebbero facilmente sconvolgere chi è da poco arrivato in Cina.

Tuttavia, conoscere una nuova realtà passa anche per l’entrare in contatto con nuovi usi e con nuovi modi di rapportarsi al mondo. Negli ultimi anni le università cinesi stanno scalando le vette dei ranking internazionali: la università Tsinghua e Beida di Pechino si piazzano rispettivamente al 18° e al 21° posto tra le migliori università del mondo. Seguire le orme di Marco Polo oggi è un’ipotesi che merita di essere presa seriamente in considerazione.

Photo  by Unknown (Author)

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