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Ma la lastra chi l’ha inventata?

Ma la lastra chi l’ha inventata?

Uno degli esami diagnostici più comuni e frequenti, la radiografia, ma chi fu il primo che riuscì a vedere al di là della pelle? Otto novembre 1895,

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Uno degli esami diagnostici più comuni e frequenti, la radiografia, ma chi fu il primo che riuscì a vedere al di là della pelle?

Otto novembre 1895, il fisico tedesco Wilhelm Conrad Röntgen, nel tentativo di scoprire la natura dei raggi “invisibili” emessi da un tubo a vuoto (che cos’è? uno strumento al cui interno gli elettroni prodotti dal riscaldamento di un materiale viaggiano sotto l’effetto di un campo che li accelera verso un bersaglio) istallato nel suo laboratorio, intercettando il fascio con la sua mano notò l’ombra delle sue ossa su un foglio poco distante. Quei raggi, che Roentgen stesso battezzò come “X“, proprio perché sconosciuti, divennero l’elemento caratterizzante di una nuova tecnica, la radiografia. E da qui nasce la lastra…

La prima lastra

Da qui la prima lastra vera e propria: Wilhelm sostituì lo schermo di carta con una lastra fotografica e frappose la mano di sua moglie Berta tra il tubo e la lastra. Protrasse l’esperimento per 15 minuti fino a quando non poté osservare nitidamente l’immagine delle ossa della mano della moglie contornate da un alone più chiaro, ben presto riconosciuto come la carne delle dita. Si tratta della prima “lastra” della storia, con una curiosità: ben impresso sul foglio, nitidamente distinguibile dal resto, rimase l’immagine dell’anello all’anulare di Berta.

Questa tecnica venne poi impiegata per la prima volta per fini medico-chirurgici l’anno seguente, presso l’ospedale di Birmingham, dal medico britannico John Hall-Edwards.

Non è tutto oro quello che luccica

E la lastra, trasposizione comune e volgare del ben più preciso “radiografia”, ha di fatto rappresentato per i 35 anni successivi l’unica tecnica di imaging (niente paura, con imaging intendiamo semplicemente l’ottenimento di immagini di porzioni del corpo umano non visibili dall’esterno) utilizzabile in campo medico a scopo diagnostico. Solo molti anni dopo fu la volta della stratigrafia, l’antenata delle TAC.

Per avere un’idea del successo avuto da questa rivoluzionaria scoperta senza scadere nello scontato può essere interessante indagare le conseguenze, inizialmente sottovalutate, che questa procedura portò con sé. Se da una parte, infatti, le radiografie divennero parte integrante della medicina diagnostica sia in campo civile che bellico, dall’altra i radiologi finirono per rendersi testimoni, loro malgrado, di ciò che un utilizzo prolungato di questi raggi “X”, senza averne compreso a pieno le reali caratteristiche, poteva causare. John Hall-Edwards, pioniere della tecnica, dovette farsi amputare il braccio sinistro a causa di una dermatite causata dai raggi “X” stessi, Wilhelm Conrad Röntgen morì per un carcinoma formatosi probabilmente per l’esposizione alle radiazioni e anche Marie Curie, attivamente impegnata durante la prima guerra mondiale nella promozione di questa tecnica, fu colpita negli ultimi anni della sua vita da una grave forma di anemia plastica, quasi certamente casata dalle lunghe esposizioni a quelle radiazioni di cui, all’epoca, si ignorava la pericolosità.

#FacceCaso

Di Christian Di Carlo

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