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Istituto Marconi e Santarella al centro del mirino: la Digos mette fine all’occupazione

Mentre gli istituti rimangono chiusi per rendere agibile l’edificio, gli insegnanti ripuliscono le aule e fanno l’inventario degli oggetti rubati o da

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Mentre gli istituti rimangono chiusi per rendere agibile l’edificio, gli insegnanti ripuliscono le aule e fanno l’inventario degli oggetti rubati o danneggiati, noi ci chiediamo è veramente questo il modo giusto di “fare protesta”?

30mila euro di danni, 30 ragazzi che rischiano la denuncia per furto, danneggiamento, violenza privata e interruzione di pubblico servizio, questo il bilancio più che negativo portato alla luce ieri a Bari dalla Digos. Le porte degli istituti Marconi e Santarella sono state aperte dagli agenti dopo giorni di occupazione contro la Buona Scuola del governo Renzi e in vista della manifestazione che si terrà oggi pomeriggio in piazza Cesare Battisti.

 “Quanto accaduto in queste ore non ha niente a che vedere con forme di protesta civili contro la riforma o per problemi di edilizia scolastica, si tratta di puri atti vandalici di uno sparuto gruppo, figli di un grave malessere sociale che attanaglia la nostra società” dichiara Vito Lacoppola, consigliere delegato alla scuola per la città metropolitana.

Porte dei bagni rotte, bici rubate, sottratti utensili dalle cucine per un valore che ammonta a 5mila euro, incursioni esterne che hanno addirittura messo in pericolo l’incolumità dei ragazzi. “Mi era stata segnalata la presenza di malviventi che avrebbero picchiato e minacciato i ragazzi – spiega Anna Grazia De Marzo, preside del Marconi – gli studenti si sono esposti ad un rischio enorme: queste persone, adulti, avrebbero potuto introdursi a scuola con un coltellino”.
Mentre gli istituti rimangono chiusi per rendere agibile l’edificio, gli insegnanti ripuliscono le aule e fanno l’inventario degli oggetti rubati o danneggiati, noi ci chiediamo se è veramente questo il modo giusto di “fare protesta” #FacceCaso. Solo qualche giorno prima all’Elena di Savoia un episodio del genere. In quell’occasione però, a seguito del tentato furto di un pc, gli occupanti decisero di interrompere il presidio e scegliere l’autogestione. “Mi è giunge voce di altri genitori che durante l’occupazione hanno portato ai figli vivande, stufate e cibo – aggiunge la preside – Adesso chiedo loro: di fronte a questo, cosa hanno da dire?

Di Francesca Romana Veriani

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