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Challenge4me, la rehab social che serve agli studenti

Challenge4me, la rehab social che serve agli studenti

Oggi vi parliamo di Challenge4me, un progetto che farà passare un po' di tempo senza social ad alcuni giovani studenti di Modena. Sono passati appena

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Oggi vi parliamo di Challenge4me, un progetto che farà passare un po’ di tempo senza social ad alcuni giovani studenti di Modena.

Sono passati appena 4 giorni dalla decima Giornata della Disconnessione e ne sono trascorsi appena 3 dalla pubblicazione di questo nostro pezzo in cui abbiamo cercato di farvi capire quanto i social (e più in generale il web) stiano sottraendo tempo e spazio ad attività fondamentali della nostra vita. Ecco perchè parliamo della Challenge4me. Ma andiamo con calma.

Infatti, ciò nonostante molti continuano a sottovalutare l’influenza che un uso incontrollato della tecnologia può avere sulla loro esistenza. Eppure qualcuno che sembra aver compreso gli effetti collaterali di internet c’è e appare decisamente determinato a limitarne l’impatto.

Stiamo parlando degli oltre 450 studenti delle scuole medie e superiori di Modena, che nel corso del mese di marzo chiuderanno i rispettivi smartphone all’interno di un sacchetto di plastica sigillato per tre giorni e tre notti. Contrariamente a quanto qualcuno di voi potrebbe pensare non si tratta di una punizione, bensì di un esperimento che rientrerà nell’ambito del progetto Challenge4me.

Un progetto che, come sottolineato anche da Luca Cantoni (presidente del Club Lions, finanziatore di Challenge4me), strizza l’occhio ai giovani, cercando di “aiutarli a riflettere sul loro rapporto con la tecnologia e i social network”.

E difatti l’intento dell’esperimento che vedrà protagonisti i ragazzi modenesi sarà quello di misurare sia il loro livello di ansia che i desideri di autonomia, competenze, e relazioni causati da un’assenza di connessione che durerà ben 72 ore.

Per coloro che prenderanno parte a quest’esperienza sarà anche un’occasione per rivedere le proprie priorità, ridimensionando il tempo che trascorrono attualmente a contatto con gli schermi dei loro smartphone. Sarà, insomma, una sorta di “rehab tecnologica”, che potrebbe aiutarli ad uscire da quella che forse è una vera e propria dipendenza, la più diffusa del 21° secolo.

#FacceCaso

Di Gabriele Scaglione

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