Tempo di lettura: 1 Minuti

Ricerca e università: troppe disuguaglianze

Ricerca e università: troppe disuguaglianze

Studio, lavoro e disuguaglianza negli Atenei italiani. Un recente studio afferma e mette in luce quanta differenza ci sia tra il mondo della ricerca e

Test di ammissione alle Professioni Sanitarie? Eccoli qui
Domenica da Serie TV e Film del Caso: il nostro BestOf #43
Il Fit?! È il nuovo corso-concorso per gli aspiranti professori

Studio, lavoro e disuguaglianza negli Atenei italiani. Un recente studio afferma e mette in luce quanta differenza ci sia tra il mondo della ricerca e quello dell’università.

Tante sono le discussioni riguardanti il percorso sociale e culturale di donne e uomini e militanze attive. Anche il mondo della ricerca e dell’università non è esente da disuguaglianze.

Sono aperte ancora le divergenze, sulle disparità di carriera, denunciate dal direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa Vincenzo Barone, e con Cristina Messa, Rettore a Milano Bicocca, si discute sui numeri che indicano 6 donne rettore rispetto ai 76 colleghi uomini. Tanti nomi riaffiorano nella mente quando si parla di ricerca scientifica: Maria Curie, Rita Levi Montalcini, Maria Goeppert-Mayer, Rosalind Franklin e Margherita Hack e molte altre.

Le donne della scienza

La prima donna ad avere una cattedra in Lettere e filosofia, in Europa, fu la bolognese Laura Bassi, preceduta dalla veneziana Elena Lucrezia Cornaro Piscopia che ottenne il primo dottorato al mondo, conquistato da una donna. Tornando invece alla nostra epoca, non ci si può non congratulare con Ornella Cavalleri, docente del Dipartimento di Fisica dell’Università degli Studi di Genova, che in occasione dell’inaugurazione solenne del 216° anno accademico dell’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere ha ottenuto il Premio Edoardo Kramer per gli importanti sviluppi ottenuti “nel campo dei processi di assembling con particolare riguardo alle sue applicazioni biomedicali”. Ornella Cavalleri e le sue ricerche con tecniche spettroscopiche e studi all’interfaccia tra superfici e molecole biologiche sono state classificate tra quelle che possono perfezionare le arti e le scienze dall’Istituto lombardo. A Pontedèra troviamo Barbara Mazzolai, che ha ideato i primi robot pianta e il primo viticcio artificiale in grado di arrampicarsi e invertire i suoi movimenti attraverso l’idraulica, e ha creato un albero ibrido, fatto di foglie naturali e artificiali, che anticipa future foreste capaci di generare energia elettrica dal vento. Spostandoci a Genova c’è Erika Cozza del Gruppo Boero e Athanassiou a capo del gruppo che studia i materiali intelligenti e sostenibili all’IIT.

Con le loro idee vorrebbero rivoluzionare la produzione di prodotti vernicianti rendendoli ecosostenibili con l’incorporazione di microparticelle di bioplastica derivanti da scarti di frutta e verdura che le colorano e ne ampliano le possibilità applicative. Donne che con ricerche tra foglie e robot, superfici funzionalizzate e nanoparticelle magnetiche per bruciare i tumori passando per la ecosostenibilità delle nuove vernici affrontano sfide dure e importanti.

#FacceCaso

Di Licia Oleandro

COMMENTS

WORDPRESS: 0
DISQUS: 0