Tempo di lettura: 3 Minuti

Non passano il test, in India si suicidano in 20

Non passano il test, in India si suicidano in 20

20 giovani ragazzi si sono tolti la vita nei giorni scorsi, per non aver passato il test di ammissione all'università. Non si può morire per la scuol

Windows 10, ecco le novità
#Rassegniamoci ep. 12
Lauree da Guiness, a 70 anni la quindicesima!

20 giovani ragazzi si sono tolti la vita nei giorni scorsi, per non aver passato il test di ammissione all’università.

Non si può morire per la scuola. Verrebbe da dire, utilizzando un gioco di parole, non si può morire per la vita. non si può, non si dovrebbe, scegliere di morire perché un test di ammissione è andato male, o un esame, o perché abbiamo beccato una nota.
Eppure c’è chi soffre enormemente per essere “rimasto indietro”. Bocciature, esami falliti, test falliti. Si, ma “indietro” a chi?

È successo pochi giorni fa che 20 ragazzi indiani si siano uccisi per un test d’ammissione fallito. L’hanno provato circa un milione di persone quel test, in tutta l’India, e 300 mila fra loro l’hanno fallito.
Tra questi, 21 ragazzi hanno deciso di non riuscire a sopportare questo disonore. E si sono tolti la vita.

La beffa

A fare ancora più male, è che tutto questo potrebbe essere accaduto per un errore informatico. Un errore del sistema. Molti ragazzi tra i 300 mila, sarebbero infatti stati respinti ai test per una falla. Non per colpa loro. Ma dell’organizzazione.

Interviene il primo ministro

In un discorso toccante rivolto alle famiglie, ma ancor di più ai giovani perché ciò che è accaduto possa non ripetersi mai più, il primo ministro indiano, Chandrashekhar Rao ha tenuto a ribadire che “fallire in un esame non significa fallire nella vita. La vita è preziosa. Anche se fallite un esame, ci sono altre possibilità”.

Pensate che secondo dati riportati dal Corriere della Sera, in India “soltanto il 2 percento degli studenti che completano il ciclo superiore riescono a superare gli sbarramenti, una percentuale inferiore persino a quella di Harvard”.

Verrebbe da chiedersi se tutto questo ne valga davvero la pena. Forse non potremo mai capire il perché di questo gesto, ma conoscendo molto bene la frustrazione data dalle mille porte sbattuteci in faccia ogni giorno in questo paese, possiamo senza alcun dubbio essere vicini al dolore di questi ragazzi. E delle loro famiglie.

#FacceCaso

Di Giulio Rinaldi

COMMENTS

WORDPRESS: 0
DISQUS: 0