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Quadri in 3D e diagnosi social; non è utopia, è il TG USA

Quadri in 3D e diagnosi social; non è utopia, è il TG USA

Nell'edizione odierna parleremo di un'interessante invenzione che permette di animare quadri e foto, di una diagnosi molto particolare ma non solo...

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Nell’edizione odierna parleremo di un’interessante invenzione che permette di animare quadri e foto, di una diagnosi molto particolare ma non solo…

Stando in Italia, si sa, non risulta difficile rimanere informati su quelli che sono gli eventi e le problematiche che caratterizzano le università del nostro Paese. E’ un po’ più raro, invece, leggere o ascoltare notizie sugli atenei esteri, in particolare su quelli d’oltreoceano.

Per ovviare a questo problema noi di FacceCaso abbiamo ideato una rubrica settimanale che ha come obbiettivo quello di portare alla vostra attenzione, attraverso dei flash, le 3 news più interessanti che hanno caratterizzato il panorama universitario statunitense. Siete pronti? Questo è TG USA, let’s start!

L’arte al tempo di Harry Potter

Farà sicuramente contenti i tanti fan del maghetto occhialuto sparsi per il globo l’invenzione di un gruppo di ricercatori dell’Università di Washington: Photo Wake Up. Si tratta di un algoritmo che permetterà a chiunque vorrà servirsene di animare fotografie e dipinti, i cui soggetti daranno quindi l’impressione di muoversi, esattamente come accade nei film della saga di J.K Rowling.

Un chip di memoria…umana

E’ quello messo a punto dal professor Michael Kahana, docente di psicologia all’Università della Pennsylvania. Il chip, che è già stato testato con successo su diversi pazienti della Mayo Clinic che avevano precedentemente riportato dei traumi alla testa, non è altro che una protesi cerebrale in grado di migliorare sensibilmente la memoria dei degenti inviando dei segnali elettrici al cervello quando il suo funzionamento è al di sotto delle aspettative.

Diabete, ansia e depressione, la diagnosi è…social

Hanno dell’incredibile i risultati ottenuti da alcuni ricercatori della Stony Brook University e della University of Pennsylvania Health System, i quali hanno analizzato le pubblicazioni su Facebook di oltre 1000 persone, giungendo alla conclusione che è possibile diagnosticare l’ansia, la depressione o il diabete semplicemente esaminando il linguaggio utilizzato dagli utenti nei loro post.

E con quest’ultima notizia termina qui quest’edizione del TG USA. Noi ti ringraziamo per averci seguito, ti auguriamo una buona serata e se sei arrivato a leggere fin qui allora…FacceCaso!

#FacceCaso

Di Gabriele Scaglione

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