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Le scuole della seconda chance

Le scuole della seconda chance

Le scuole delle seconde chance per il recupero sociale di giovani emarginati e altrimenti costretti ad una vita di degrado. La scuola è fucina di pos

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Le scuole delle seconde chance per il recupero sociale di giovani emarginati e altrimenti costretti ad una vita di degrado.

La scuola è fucina di possibilità. Matrice di formazione del cittadino nel contesto culturale della società. Almeno in teoria dovrebbe essere così. Un luogo in cui il giovane si forma e si prepara ad affrontare la vita. Nella realtà però è sempre più frequente che proprio tra i banchi si inizino a generare i primi divari sociali. La causa è l’impossibilità concreta di rendere effettivo nel 100% dei casi il principio che garantisce a tutti le stesse opportunità di sviluppo personale. Per questo motivo in Europa si sperimentano da anni alcuni prototipi alternativi di scuole della seconda chance.

In Francia sono attive da circa un ventennio e sono ormai delle vere e proprie istituzioni. Sono percorsi studiati per colmare le mancate formazioni nelle scuole dell’obbligo. Un’esperienza di vita che permette a chi non ne ha avuto la possibilità, di crearsi delle reali opportunità.

In tutta l’area euro-mediterranea si sono moltiplicate a partire dalla metà degli anni ’90 queste forme di recupero, dedicate per lo più ai giovanissimi provenienti da situazioni difficili. Famiglie complicate, emarginazione, degrado, problemi con la droga, gravidanze precoci, sono tutte fattispecie di problemi che in queste scuole si affrontano quotidianamente. E negli ultimi anni si è aggiunta anche la questione umanitaria dei migranti.

Un esempio dalla Spagna

A Barcellona è attivo da quindici anni l’isitituto El Llindar, divenuto ormai uno dei prototipi nella rete delle seconde chance.Fondata e diretta da Begonya Gasch, accoglie circa 400 ragazzini e giovani adulti tra i 13 e i 25 anni. Il ciclo di recupero dura fino a 4 anni. “Questi giovani sono tra gli invisibili della società – racconta Begonya al La Stampavite spezzate che oltre ai problemi hanno però anche tanti talenti”.

Molti ragazzi, specialmente i minori di 16 anni, vengono indirizzati nell’istituto catalano direttamente dalle scuole tradizionali, con le quali c’è una stretta collaborazione. Nel percorso ortodosso di istruzione sarebbero considerati irrecuperabili, poiché non ci sarebbero mezzi per poterli tenere al passo con gli altri. Invece alla El Llindar rilasciano anche certificati riconosciuti dalle amministrazioni spagnole. E molti, conclusa l’esperienza, continuano gli studi nel sistema regolare.

In termini di occupazione post ciclo di recupero, racconta sempre la direttrice, si parla di percentuali intorno all’80% di studenti che trova lavoro. “Ma non è il nostro obiettivo principale. Questa è un’esperienza di vita e adesso anche le famiglie ci contattano di loro iniziativa, cominciano a capire che non siamo una scuola per cattivi ragazzi“.

La scommessa di tutte le scuole come El Llindar si rinnova ogni anno. Barcamenandosi tra ricerca di aiuti pubblici e fondi privati. E quando si vedono i laboratori, l’officina, la falegnameria, che funzionano per tutti si comprende il motivo che spinge persone come Begonya Gasch a proseguire imperterriti l’attività.

 

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

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