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Coronavirus, il falso mito dei giovany “immuny”

Coronavirus, il falso mito dei giovany “immuny”

Il Coronavirus può essere contagiato da chiunque: il falso mito che i giovany siano immuni o meno soggetti è sfatato dai numeri. L'emergenza Coronavi

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Il Coronavirus può essere contagiato da chiunque: il falso mito che i giovany siano immuni o meno soggetti è sfatato dai numeri.

L’emergenza Coronavirus si è rivelata decisamente più seria di quanto si credeva fino a poche settimane fa. Non tutti però sembrano aver preso effettivamente coscienza della gravità della situazione. Soprattutto per via delle molte bufale che si sono diffuse sul web e per una comunicazione di massa poco attenta a certi dettagli e più spasmodica su altri. Tra i falsi miti c’è quello secondo cui “il virus colpisce solo gli anziani“. Nessuno in realtà ha mai affermato esplicitamente questa cosa, ma il messaggio arrivato alla gente, è che, in qualche modo, i giovany sarebbero meno a rischio. Addirittura immuni.

In effetti, i dati dicono che oltre la metà delle persone decedute ha più di 80 anni. E due terzi di esse avevano 3 o più patologie croniche preesistenti. Punto per altro sottolineato in maniera ricorrente in tutti i servizi televisivi sul tema. Il che, per errata percezione di chi distrattamente ascolta, aiuta il diffondersi del messaggio sbagliato.

Infatti, anche se sono solo l’1,4% i positivi al tampone con un età inferiore ai 19 anni, è già diverso che dire “non ci sono contagi”. A loro, poi, si somma il per niente insignificante 22% di persone tra i 20 e i 50 anni. C’è da considerare che, in generale, 10% dei casi è asintomatico. Il 5% presenta pochi sintomi. Il 30% sintomi lievi, paragonabili a poco più che una comune influenza, pur non essendolo per nulla. Sicuramente godere di una buona salute pregressa, nel pieno delle proprie forze, aiuta a guarire prima. O quanto meno a non rendere da subito gravi le proprie condizioni. Questo però non significa affatto essere immuni.

Gli under 30 hanno, forse, meno probabilità di finire in terapia intensiva. Eppure in Veneto ci sono 9 ricoverati tra i 25 e i 44 anni. E al San Raffaele di Milano, come ha confermato il primario dell’ospedale, c’è un under 18 tra i casi gravi. Pochi ma ci sono, quindi. E non c’è alcun motivo valido per prendere sotto gamba una minoranza statistica in una situazione di emergenza come questa. Anche se senza sintomi in ragazzo può diventare comunque veicolo di diffusione. Magari proprio verso chi è più anziano. I propri genitori o i nonni in primis.

Se è vero che creare allarmismi e alimentare il panico non aiuta, anche il comportamento opposto è altrettanto deleterio. Come dimostrato, credere di essere intangibili dalla malattia è un’ingenua illusione.

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

 

 

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