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A casa non va internet: seguo le lezioni nel bosco

A casa non va internet: seguo le lezioni nel bosco

È la storia di Giulio, un dodicenne della provincia di Grosseto, che per un guasto sulla linea non può seguire le lezioni da casa. Allora va nel bosco

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È la storia di Giulio, un dodicenne della provincia di Grosseto, che per un guasto sulla linea non può seguire le lezioni da casa. Allora va nel bosco.

La mestizia di questa quarantena può regalare anche storie da libro Cuore. Come quella di Giulio Giovannini, raccontata anche da Repubblica, che la scuola a distanza la segue in un bosco. Una vicenda che testimonia come l’isolamento forzato non sia affatto uguale per tutti. Ed evidenzia pure, una volta in più, quanto l’Italia sia ancora molto indietro nelle telecomunicazioni.

Giulio ha dodici anni e vive a Scansano, una piccola località in provincia di Grosseto. Da cinque mesi a casa sua non arriva la linea telefonica, né internet, per un guasto tecnico rimasto irrisolto. Da quando c’è l’obbligo di stare a casa, per circa un mese non ha potuto seguire le lezioni scolastiche a distanza, finché con l’aiuto della mamma non ha trovato una soluzione bucolica. Coperto con le dovute protezioni, carica in macchina un banchetto, il suo tablet e un sedia e si fa accompagnare in cima a una collina vicino casa sua. Solo lì, sotto agli alberi, si riesce a captare il segnale e collegarsi al web.

Alcune volte – racconta il piccolo – può capitare che mentre sto seguendo la lezione, si sente di sottofondo il verso di un animale. L’altro giorno mia madre ha detto che si è sentito un capriolo. Io non me ne ero nemmeno accorto“.

Per quanto strappacuore appaia tale vicenda, la paradossalità di alcuni punti è lampante. Primo fra tutti il fatto che dentro casa non ci sia rete, mentre in mezzo al bosco sì. Il caso di questo bambino, per altro, non è affatto unico. Di aree senza adeguata copertura di segnale ce ne sono ovunque. In tutte le regioni. Soprattutto nelle zone più rurali. Ed è triste pensare che simili situazioni, di fatto, creino cittadini di serie A e di serie B. Non per fattori economici e mancanza di mezzi, ma per inefficienza delle infrastrutture. O, come in questo caso specifico, per mancanza di manutenzione.

Perché l’altra paradossalità che emerge è il fatto che ci vogliano 5 mesi per (non) risolvere un guasto sulla linea. Dalla storia raccontata non sappiamo se sia una responsabilità delle amministrazioni locali o della società fornitrice del servizio. Sappiamo solo che Giulio e sua madre devono fare un chilometro in macchina anche solo per fare una telefonata e mandare un messaggio su Whatsapp. Altro che distanziamento sociale.

La signora afferma che ci sia in corso una causa per il danno venutosi a creare nei loro confronti. Sperando che non passino altri mesi tra sentenze e ricorsi. Ma questo è un altro discorso.

#FacceCaso

Di Tommaso Fefé

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