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Mare… profumo di mare e di plexiglas. Come sarà l’estate?

Mare… profumo di mare e di plexiglas. Come sarà l’estate?

Le avete viste le immagini delle spiagge del futuro? Al mare, lidi divisi da muri di plastica, in cui ti puoi ben cuocere tra un bagno e un vento che

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Le avete viste le immagini delle spiagge del futuro? Al mare, lidi divisi da muri di plastica, in cui ti puoi ben cuocere tra un bagno e un vento che non c’è.

Un mare di plexiglas. È questo che ci aspetta, una volta aperte le porte di casa? Evviva, si torna alla vita. Sole mare spiagge. E barriere di plastica tra un lettino e l’altro. Quanta tristezza.

Ebbene sì, l’hanno proposto. E c’è pure chi ha pensato fosse una buona idea. Che bello pensare alla Sora Marisa, mentre addobba la sua stanzetta trasparente personale sul mare di Ostia beach. Magari con un poster del pollo ai peperoni, che a Roma lo fanno veramente bene.

Che pensiero squisito, sublime, il pensiero del mare in una gabbia di plastica. Quel leggero venticello portato dalle onde che si infrange su un muro trasparente di petrolio spesso un centimetro, che quando esci sei più lesso di un panino cinese (si i cinesi cucinano molto al vapore, fa ridere per quello. Forse fa ridere è un parolone, hai ragione).

Ma c’è di più, perché il Dio della Plastica (Thor, lo fai tu quando sei in ferie?) ha pensato a ben altro. Un bel muro al ristorante. E che non esci da casa tua per andarti a rinchiudere in un loculo, stretto, spaventato e per nulla rilassato, con altre sardine come te?

Aspetta, ho caldo”, mi lego i capelli. “No per carità, non mettere le mani troppo indietro, che se esci dalla zona Amuchina-friendly, tocca alzarci tutti e due, prendere la temperatura rettale, lavare ampiamente mani, faccia e gomiti, rivestirci con indumenti sterilizzati e poi risederci. Per carità statte ferma e mangia il tuo pollo coi peperoni, che l’hanno portato a lessà al mare e c’ha quel non so che di iodato che me piace”.

Insomma, prima o poi si uscirà da qui. Ma di certo non sarà per rinchiudersi da un’altra parte. Preferisco aspettare ancora un po’. Piuttosto che rovinarmi pure i ricordi di bei tempi passati. Che poi quanto ci vorrà, prima di poter tornare tutti belli accalcati e appiccicati in spiaggia insieme? Magari imparo ad apprezzare la mia vasca da bagno prima. Chi lo sa.

#FacceCaso

Di Giulio Rinaldi

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