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Arte, media e turismo: dove la laurea non premia

Arte, media e turismo: dove la laurea non premia

Da un'indagine statistica di Almalaurea è emerso che in Italia i settori dove la laurea è meno premiante sono arte, media e turismo. "E che ci fa con

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Da un’indagine statistica di Almalaurea è emerso che in Italia i settori dove la laurea è meno premiante sono arte, media e turismo.

E che ci fa con una laurea in arte e letteratura?“. Studenti delle facoltà di lettere, quante volte vi siete sentiti dire una cosa del genere? Piaga sociale di un mondo in cui tutto si misura col tornaconto immediato e concreto. Dove l’investimento sull’apertura mentale e la vastità del bagaglio culturale è quasi sempre perdente rispetto al focus su argomenti tecnici e specifici. In particolare in Italia la fotografia scattata da Almalaurea sulla valorizzazione delle lauree umanistiche nel mondo del lavoro assume contorni frustranti per chi sceglie quei percorsi.

Nel Bel Paese chi consegue un titolo di studio nelle materie scientifiche ha un tasso di occupazione in linea con le medie mondiali. Per gli altri, al contrario, a un anno dalla magistrale c’è solo il 60% di possibilità di avere un lavoro. Quasi sempre mal retribuito e senza la giusta valorizzazione del proprio curriculum di studi.

Gli sbocchi nel mondo dell’arte, del turismo e dei media ci sarebbero anche. Il problema è che si tratta quasi sempre delle posizioni meno qualificate, legate all’assistenza alla clientela, nelle strutture ricettive o nella ristorazione. In pratica, mansioni per cui non sarebbe necessaria una laurea. Tant’è che solo il 18,6% ritiene che sia utile averla per lavorarci. Va anche detto, per contro, che la maggior parte degli imprenditori e dei dirigenti di quel settore è laureato in materie umanistiche, ma mediamente la retribuzione di un dottore in ambito non scientifico è di quasi 100 euro al mese più bassa.

Nello stivale, per altro, si vive anche un ulteriore paradosso. Il 42% di chi lavora nel “sistema produttivo culturale” è laureato, ma il paese non investe a sufficienza in quello che dovrebbe essere il suo più grande tesoro. Nonostante i 55 beni patrimonio UNESCO (primi al mondo pari merito con la Cina), l’Italia, tra pubblico e privato, garantisce uno stipendio medio a chi opera nella conservazione del patrimonio culturale inferiore ai 1250 mensili. A fronte di una richiesta di competenze per quel settore ritenuta molto elevata dall’88,8% degli intervistati. Al contrario, il titolo di studio invece è ritenuto influente per fare carriera nel mondo dello spettacolo solo dal 34% di chi ci lavora.

Una possibile strada per migliorare la situazione la propone Silvia Ghiselli, direttrice ufficio Indagini e Statistiche di Almalaurea: “Bisognerebbe investire di più nella qualifica della professione, adeguando così la professionalità richiesta e mantenere competitività nel settore“. E per farlo potrebbe essere utile unire a percorsi umanistici anche una formazione in altri ambiti. Il che, però, riporta alla domanda di partenza: se la laurea in lettere la devo abbinare a percorsi di altro tipo, allora di per sé a che mi serve?

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

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