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Scuola e Università: nuove regole per lo stesso (identico) gioco

Scuola e Università: nuove regole per lo stesso (identico) gioco

La riapertura delle scuole è stata oggetto di discussione tra contagi altalenanti, genitori preoccupati e ragazzi disorientati. Il gioco vale la cande

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La riapertura delle scuole è stata oggetto di discussione tra contagi altalenanti, genitori preoccupati e ragazzi disorientati. Il gioco vale la candela?

L’Emergenza di Coronavirus ci ha posto dinanzi una realtà che sei mesi fa non avremmo lontanamente immaginato. La quotidianità del passato non è più un modello sostenibile e, almeno per il momento, le regole saranno diverse, seppur il gioco rimane fondamentalmente lo stesso.

I concetti di lavoro, scuola e viaggio sono stati completamente trasformati. Se fino a poco tempo fa lasciare il proprio paesino per andare in città, affittare una casa e frequentare l’università era la normalità, nonché l’ambizione e il desiderio di molti, oggi figura come una prospettiva spaventosa e incerta, mentre la possibilità di seguire le lezioni da casa sembra molto più rassicurante. Sì, perché abbiamo scoperto che possiamo studiare e lavorare da casa, o da qualsiasi posto del mondo preferiamo, basta disporre di un computer e una connessione internet. Per molti, oggi, questa sembra essere l’unica soluzione.

Le università, in particolare quelle più lungimiranti, lo sanno e si sono attrezzate proponendo vari bonus per la connessione internet o per i dispositivi elettronici, come la SIM con 100 GB dell’università di Bologna o i tablet gratuiti dell’Università di Reggio Calabria, o ancora disponendo contributi per l’affitto, come i 600€ dell’Università di Venezia. Fattor comune a tutti gli atenei sono le lezioni miste, sia di presenza che online, per gestire meglio il flusso degli studenti, garantire una maggior sicurezza ma al contempo spronare gli stessi a ripopolare le aule.

L’obiettivo (o il gioco) è quello di sempre, raccogliere nuove matricole e “sfornare” laureati competenti e competitivi sul mercato, ma un’università con le aule vuote perde il senso della propria esistenza.

Eppure, nonostante gli atenei ce la stiano mettendo tutta, a pochi giorni dall’inizio delle lezioni ancora molti giovani sono indecisi sul da farsi, intimoriti dalla prospettiva di un nuovo lockdown. Gli studenti, come le scuole, hanno bisogno di tornare alla tradizionale normalità di pochi mesi fa, ma se c’è una cosa che il Covid ci ha insegnato è proprio l’imprevedibilità della vita.

Come cantava il grande Rino Gaetano, chi vivrà, vedrà!

#FacceCaso

Di Luca Matteo Rodinò

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