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Occhio al dolore, ai selfie e al TG USA 2.0

Occhio al dolore, ai selfie e al TG USA 2.0

Nell'edizione odierna parleremo di una quasi tragedia, dell'importanza dei media nel cambiamento climatico e nel rapporto tra Covid-19 e dolore. Se n

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Nell’edizione odierna parleremo di una quasi tragedia, dell’importanza dei media nel cambiamento climatico e nel rapporto tra Covid-19 e dolore.

Se n’è andato in vacanza per un paio di settimane, ma adesso è tornato per continuare a combattere contro il Coronavirus e proverà ad indebolendolo con qualcuna delle sue bombe (ogni settimana una nuova Covid News nel box a metà articolo). È il TG USA 2.0 ladies and gentlemen, siete carichi per questa nuova edizione? Allora daje; anzi, C’MON!

Un selfie (quasi) letale

Tragedia sfiorata alla Temple University di Philadelphia, dove due ragazze di 19 anni hanno quasi perso la vita precipitando dal quarto piano di una palazzina nel vano tentativo di scattarsi un selfie. Le ragazze stavano prendendo parte ad una festa di universitari e forse alticce, si sono sporte troppo mentre cercavano di immortalare la serata con un autoscatto. Entrambe sono ora ricoverate in gravi condizioni.

Curiosità della settimana: la mascotte delle squadre sportive della University of Illinois di Chicago, il draghetto Sparky D. Dragon, è un tributo al drammatico incendio che colpì la Wind City nel 1871.

Più Covid, meno dolore?

Lo so, sembra assurdo, ma a quanto pare, la proteina spike che consente al Coronavirus di penetrare nelle nostre cellule agisce come un analgesico, anestetizzando di fatto il dolore. Questo è ciò che è emerso da uno studio pubblicato sulla rivista Pain dai ricercatori della University of Arizona Health Science di Tucson. Si tratta di una ricerca molto importante, in quanto potrebbe spiegare come mai in giro ci sono così tanti positivi asintomatici.

Si è laureato a…Los Angeles. Stiamo parlando della protagonista di The Big Bang Theory, Mayim Bialik, che presso la UCLA ha conseguito addirittura tre lauree: una in neuroscienze, una in lingua ebraica e l’altra in studi ebraici.

Cambiamenti climatici, bisogna parlarne

Lo sostiene un team di ricercatori della Yale University di New Haven (Connecticut) e della George Mason University di Fairfax City (Virginia) guidato dal Dr. Abel Gustafson. Secondo quest’ultimo è fondamentale che il problema del cambiamento climatico abbia una copertura mediatica tale da far crescere la consapevolezza di queste problematiche da parte della popolazione. Negli USA pare che sia inferiore al 20% la percentuale di cittadini che si sente “molto ben informato” a riguardo.

Per questa settimana è tutto cari lettori. Il TG USA 2.0 saluta, ringrazia e augura una buona giornata a voi e ai vostri congiunti. Inoltre vi invita to be careful (de ‘sti tempi più del solito) o, se preferite, a FacceCaso.

#FacceCaso

Di Gabriele Scaglione

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