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Abbreviazioni e slang, siamo sicuri di sapere tutto giovany?

Abbreviazioni e slang, siamo sicuri di sapere tutto giovany?

Ad oggi ci si trova davanti un bivio della comunicazione dato dal mondo iper-connesso in cui viviamo, si preferisce sempre usufruire di un linguaggio

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Ad oggi ci si trova davanti un bivio della comunicazione dato dal mondo iper-connesso in cui viviamo, si preferisce sempre usufruire di un linguaggio immediato e veloce ricco di abbreviazioni.

Le applicazioni di messaggistica ed i social network hanno rivoluzionato il nostro modo di interagire, l’uno impiegato nella comunicazione più personale, mentre l’altro in una sorta di comunicazione pubblica, dove alla base si utilizza lo stesso codice: le parole.

Il parlato si trasforma in scritto e si ricorre sempre più alle vie di semplificazione. Eppure vi sono delle motivazioni all’interno di questa continua evoluzione del linguaggio e, a studiarne le dinamiche, se ne occupa la linguistica: una vera e propria scienza.

Essa approfondisce la struttura di una lingua ed insegna che lo sviluppo del pensiero dipende strettamente dalla lingua natia, in particolar modo dalla struttura grammaticale che si apprende sin da pargoletti ma, nonostante ciò, come ci insegna uno dei maggiori esponenti della disciplina Chomsky, il linguaggio si modifica in base all’esigenza comunicativa che si ha.

Difatti per apprenderne a pieno il significato bisogna partire proprio dalle basi della lingua, quindi dalle strutture grammaticali classiche cosicché si possa arrivare ad individuare ed a studiare le regole alle quali rispondono le varie trasformazioni.

Una di queste è la nascita delle abbreviazioni nei messaggi: inizialmente restringere le frasi era una necessità economica, basti ricordare gli SMS a pagamento, in cui le abbreviazioni consistevano nell’escludere le vocali dalle parole, come ad esempio “nnt” al posto di “niente”: ma ad oggi, il loro utilizzo, risulta démodé ed inconcepibile, quasi fosse una cosa da boomer, mentre ci si è convertiti all’utilizzo degli acronimi inglesi.

Anche questo divario deriva dalla comodità. Infatti in inglese con poche lettere si tende ad abbreviare un’intera frase, ad esempio “Idk” sta per “I don’t know”, “non lo so”, quindi un elidere le vocali, tipico del neoitaliano, risulta meno funzionale.

Drasticamente parlando, sarà la morte della lingua italiana?

“Trovare le parole opportune al momento opportuno significa informare, comunicare ed agire”. Così diceva Hannah Arendt, ma queste idee non hanno modo di svilupparsi in un mondo in cui la velocità è alla base, un mondo in cui non si può perdere tempo, non si può poltrire poiché qualcun altro rischia di superarti, nonostante dal modo di esprimersi e di parlare dipenda un impatto personale e mediatico maggiore.

#FacceCaso

Di Alessia Sarrica

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