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Giovany alla riscossa #1: Tommaso Baldasso [intervista esclusiva!]

Giovany alla riscossa #1: Tommaso Baldasso [intervista esclusiva!]

In questa rubrica andiamo alla scoperta dei ragazzi che, nonostante la giovane età, hanno raggiunto già risultati incredibili. Iniziamo con Tommaso Ba

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In questa rubrica andiamo alla scoperta dei ragazzi che, nonostante la giovane età, hanno raggiunto già risultati incredibili. Iniziamo con Tommaso Baldasso.

Giovani, inesperti, ma assolutamente determinati. È inutile negarlo, in mezzo a tanti ragazzi normali si nascondono anche moltissimi talenti che, in barba alla giovane età, rappresentano già delle vere e proprie eccellenze, nonostante parecchi di noi non sappiano nemmeno della loro esistenza.

Uno di questi è sicuramente Tommaso Baldasso, cestista 22enne che da più di cinque anni milita in Serie A, nella Virtus Roma. Quest’anno Tommy (così è chiamato da compagni e tifosi) ha ricevuto i gradi di capitano, diventando così il più giovane giocatore a ricoprire questo ruolo nella storia della società capitolina. Noi lo abbiamo contattato per fargli qualche domanda ed ecco cosa ci ha detto.

Tu hai 22 anni, ma sei a Roma da 5; questo vuol dire che quando hai lasciato Torino, la tua città natale, eri ancora minorenne. Sei stato accolto subito bene dai tifosi, dai compagni e dagli addetti ai lavori, perciò ti chiedo: quant’è importante secondo te, per un giovane che va a lavorare lontano da casa, trovare un ambiente che gli permetta di sentirsi a proprio agio e di esprimere il suo potenziale com’è successo a te?

Sicuramente è importante trovare delle persone alle quali affidarsi, trovare un ambiente sano che possa permetterti di lavorare al meglio e migliorarti. Quando si è giovani bisogna andare alla ricerca di una situazione che ti permetta di crescere come uomo prima di tutto e poi come giocatore. Qui, per l’appunto, ho avuto la fortuna di trovare persone che mi hanno aiutato e che ancora oggi sono al mio fianco, per questo sono oramai cinque anni che sto a Roma e mi trovo benissimo.

Prima i playoffs di A2, poi una salvezza sofferta, l’anno dopo l’agognata promozione in A1 e infine ti telefona Piero Bucchi (il coach, ndr) e dice “Tommy, voglio che tu faccia il Capitano”. Ecco, cos’hai provato quando ti sei reso conto di essere diventato il giocatore simbolo di una società gloriosa come la Virtus Roma ad appena 22 anni?

È un processo di crescita che va di pari passo con l’età: come detto, si cresce come persona prima ancora che come giocatore, aumentano le responsabilità anche fuori dal campo. Portare la fascia di Capitano in una società con una grande tradizione come la Virtus Roma è una grande soddisfazione; l’allenatore mi ha dato fiducia, mi ha fatto sentire a mio agio e credo di aver ripagato la fiducia datami da lui e dalle persone che mi sono state di fianco.

I giovani come te che cosa possono dare ad un team di persone? Cioè perché un allenatore, piuttosto che un dirigente d’azienda, dovrebbe affidare i gradi di capitano o di responsabile ad un 20enne piuttosto che ad uno che ha maturato già una discreta esperienza in un determinato settore?

Probabilmente si tratta innanzitutto di sapersi trovare al posto giusto nel momento giusto, avere poi persone che si fidano di te e ti danno responsabilità. Apprezzo molto chi dà questo tipo di responsabilità a persone giovani, di prospettiva, che hanno intrapreso un percorso di crescita e hanno il carattere e il coraggio per assumersi responsabilità. È importante ci siano società, aziende, istituzioni che diano fiducia ai giovani, perché è dei giovani il domani.

In una società in cui ormai si preferisce puntare sull’usato sicuro che ha già esperienza piuttosto che permettere ai giovani di mettersi alla prova, maturandola piano piano quell’esperienza, Tommaso Baldasso rappresenta una piacevole eccezione. Perciò, cosa ti senti di consigliare ai giovani che troppo spesso si vedono sbattere le porte in faccia sul mondo del lavoro?

La cosa più importante di tutte è non mollare mai, non farsi mai buttare giù, avere convinzione nei propri mezzi; questo non significa che si debba essere arroganti, bisogna anche avere consapevolezza dei propri limiti, lavorarci sopra, senza mai dimenticare che abbiamo delle qualità da allenare e che non dobbiamo permettere a nessuno di sminuirle. Il mio consiglio è di continuare a lavorare e di credere nei propri sogni, perché tutto questo porta a essere più determinati e carichi. E non c’è nulla di più importante.

Pensi che ci sia qualcun altro carico e determinato quanto Tommaso Baldasso? Io credo proprio di sì. Per scoprire a chi sto pensando, però, dovrai attendere la prossima puntata. Intanto FacceCaso.

#FacceCaso

Di Gabriele Scaglione

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