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I giovany violano di più il lockdown? Falso: ecco le prove scientifiche

I giovany violano di più il lockdown? Falso: ecco le prove scientifiche

Smontata da uno studio americano la retorica secondo cui i giovani violerebbero di più le regole del lockdown. Il fattore età non c'entra. Scientific

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Smontata da uno studio americano la retorica secondo cui i giovani violerebbero di più le regole del lockdown. Il fattore età non c’entra.

Scientific American scagiona i giovany: la seconda ondata di Covid-19 non è colpa loro. La prestigiosa rivista di divulgazione scientifica statunitense ha pubblicato i risultati di uno studio condotto sui comportamenti delle persone durante il lockdown. Ne è emerso inequivocabilmente che il fattore età non c’entra nulla con la tendenza a violare quarantene e coprifuoco. Molto più influenti, per contro, sono le idee politiche e i motivi economici. Gli studiosi hanno analizzato il comportamento di oltre sessantamila individui da 30 nazioni diverse, rilevando che l’avversione alle misure di contenimento è presente tanto tra gli anziani, quanto tra i ventenni.

Quasi tutti sono accomunati dalla paura di subire pesanti ripercussioni lavorative dalla chiusura forzata. A questo si aggiunge a volte la convinzione che i provvedimenti adottati siano inutili, in particolare nell’area di riferimento politico dei conservatori.

In ogni caso, i dati dicono che la colpevolizzazione della popolazione più giovanile, avvenuta principalmente in Europa, è del tutto infondata. O, quanto meno, non è solo loro la responsabilità di aver re-innescato il contagio. Per prima cosa, gli scienziati americani hanno dimostrato che le scuole non sono state il principale veicolo di diffusione del coronavirus. In secondo luogo, a dispetto della narrazione diffusa sui media, non esiste, stando ai dati, alcuna tendenza dei giovani a non rispettare le regole. I casi di assembramenti più o meno sconsiderati dei giovani, spesso finiti in primo piano sulla stampa e sui telegiornali, sono in realtà una minoranza delle occasioni in cui si sono generati nuovi focolai.

Stando a queste evidenze, i più giovani sono quelli che finora hanno subito l’impatto e il disagio maggiore. Ostacoli al loro processo formativo, scolastico e universitario. Limitazione delle attività sociali. Perdite economiche cospicue per coloro che si stavano affacciando nel mondo del lavoro. E, oltretutto, additati come capri espiatori.

Gli stessi autori della ricerca suggeriscono, invece, un cambio di approccio nell’affrontare l’emergenza. Anziché continuare a rivolgersi in maniera indistinta a tutta la popolazione, ritengono più opportuno differenziare gli interventi proprio per fasce d’età. Pensare per essi strumenti di ristoro, assistenze e precauzioni ad hoc.

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

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