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Prostituzione minorile e modelle in balia degli squali di Internet

Prostituzione minorile e modelle in balia degli squali di Internet

Recenti fatti di cronaca hanno gettato i riflettori sul mondo della moda ed in particolare sulle aspiranti modelle che cercano di inseguire il proprio

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Recenti fatti di cronaca hanno gettato i riflettori sul mondo della moda ed in particolare sulle aspiranti modelle che cercano di inseguire il proprio sogno: sì, parliamo di prostituzione.

Tra uno scatto e l’altro, la moda risulta ogni giorno a portata di mano tra social network ed agenzie per modelli che si moltiplicano come i funghi, ed alcuni ne approfittano per attirare delle ragazze con ben altri scopi, specialmente la prostituzione.

Questo è quello che è successo qualche giorno fa a Palermo, dove sono stati arrestati i due titolari dell’agenzia di moda Vanity Models Management, da poco sbarcata nel mercato milanese.

L’accusa? Violenza sessuale e favoreggiamento alla prostituzione minorile e non; a denunciarli una giovane ragazza ventenne che ha raccontato tutta la sua versione.

Ancora non vi è certezza, ma ciò che è emerso è che la ragazza sarebbe stata abusata sessualmente quando ancora aveva 15 anni e sarebbe stata poi indotta ad un giro di prostituzione, gestito dagli stessi titolari, e spesso costretta a rapporti con loro stessi.

In più, la risposta mediatica non è stata delle migliori: moltissimi ragazzi hanno denigrato in chat privata altre modelle che lavoravano per l’agenzia, diffamando il loro lavoro, nonostante queste non siano mai state a conoscenza dei fatti, ed abbiano anche affermato di non essere mai state sfiorate.

Ma ciò non è bastato a placare la furia degli haters, imprimendo uno stress psicologico anche a quelle ragazze che non si sono ritrovate nella situazione della collega. In più, in vari report e confronti in televisione, è stata colpevolizzata la ragazza per le sue azioni, e non tanto l’inopportuna condizione in cui i due titolari l’avessero messa, ricevendo un vero e proprio victim blaming.

Gli adolescenti sono facilmente vulnerabili e spesso tendono a sottovalutare la pericolosità di un avvenimento, soprattutto quando ci si trovano all’interno e si affidano alle direttive di chi li abbia abbindolati con le proprie promesse, facendo un vero e proprio lavaggio del cervello (come affermato dalla vittima). Tutto ciò solo per essersi affidata alle mani sbagliate nell’intento di perseguire il proprio sogno: ma da quando la colpa è della vittima solo perché non è riuscita a denunciare prima?

Non bisogna mai colpevolizzarsi se si ricevono violenze fisiche e/o psicologiche, la colpa è e sarà sempre di chi abusa, questo è puro victim blaming che non va assolutamente giustificato.

#FacceCaso

Di Alessia Sarrica

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