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Positività tossica: quando ci si allontana troppo dalla realtà

Positività tossica: quando ci si allontana troppo dalla realtà

Anche le positive vibes sui social hanno la loro degenerazione, si chiama positività tossica ed è come stare sulle nuvole… Si parla di giovani, di so

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Anche le positive vibes sui social hanno la loro degenerazione, si chiama positività tossica ed è come stare sulle nuvole…

Si parla di giovani, di social network e di fruizione dei contenuti, in particolar modo si parla di emozioni e di estremizzazione di ciò che viene continuamente mostrato e che mostriamo, ma questa volta puntiamo il dito contro l’esagerazione delle cosiddette good vibes che tende a trasformarsi in positività tossica.

La definizione di questo atteggiamento controproducente è la seguente: la positività tossica è un tipo di “pensiero positivo” che assomiglia più ad un ordine che ad un consiglio, la quale obbliga piuttosto che ispirare e fa sentire sbagliati invece che felici.

Quando si è tristi, o si provano emozioni negative, si tende ad isolarsi e a scrollare continuamente sui social, a cavallo tra la noia ed un senso di pesantezza che Instagram non aiuta ad alleggerire, al contrario, immersi tra la continua pubblicazione di contenuti positivi, si rischia di sentirsi colpevoli di star soffrendo.

Ed è proprio questo il punto di non ritorno: i post tendono a ridurre l’intero spettro delle emozioni alla singola positività, proprio perché si vuol dare un’immagine di sé sempre migliore.

Il problema di questa idea è proprio il concentrarsi univocamente sulle emozioni positive ignorando completamente quelle negative, come fossero assolutamente inutili.

Ma la realtà è fatta di momenti tristi e negativi: sono proprio quelli a far crescere, a far maturare, ad insegnare che dopo esser stati male ci si può rialzare migliori e più felici di prima.

D’altronde, nessuno è mai cresciuto bazzicando per un percorso rettilineo… ma ciò non vuol dire che non bisogna essere felici, piuttosto che ci sia bisogno di un equilibrio, evitando di reprimere qualsiasi emozione, poiché non è assolutamente salutare, sia fisicamente che mentalmente.

E sì, dovremo ricrederci sulle classiche frasi “Sorridi che la vita ti sorride”, perché è vero che pensare positivo aiuta, ma pensare solo positivo è ossessivo e disfunzionale, nonostante esista una teoria, detta feedback facciale, secondo cui si sente e si percepisce maggiormente un’emozione, se questa viene simulata a livello fisico.

Per cui, emozioni positive e negative, good e bad vibes devono essere presenti nella nostra vita in equilibrio, l’estremizzazione di una singola delle due allontana troppo dalla realtà, e non aiuta a conoscersi ed a reagire agli ostacoli che possono interporsi nel nostro percorso.

#FacceCaso

Di Alessia Sarrica

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