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La mia intervista a myCaroline Podcast: il podcast di otto ragazzi marchigiani

Ho intervistato i ragazzi di myCaroline Podcast, un podcast completamente ideato, scritto e interpretato da Giovany di 20 anni. Leggila ora! Li trova

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Ho intervistato i ragazzi di myCaroline Podcast, un podcast completamente ideato, scritto e interpretato da Giovany di 20 anni. Leggila ora!

Li trovate “principalmente al bar, ma anche su tutte le piattaforme di streaming”, hanno tutti sui 20 anni e un anno fa hanno deciso di iniziare a registrare le loro conversazioni tra amici al bar e trasferirle su Spotify. Ho avuto la possibilità di fare quattro chiacchiere con gli speaker di myCaroline Podacst.

Sono 8 ragazzi marchigiani che studiano all’università, prendono pali dalle ragazze, ascoltano un sacco di musica, leggono e guardano film. Il podcast racconta, divisa in episodi e rubriche, la loro vita: i loro pensieri, sogni, disavventure, sbronze e brutti voti all’università.

Ecco cosa mi hanno raccontato!

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Che cos’è e quando nasce myCaroline? Chi sono gli speaker?
myCaroline nasce in un appartamento di Milano durante il novembre del 2019. Dopo qualche mese di prove ed esperimenti purtroppo rallentati dall’esplosione della pandemia vede la sua prima uscita pubblica il 27 Marzo 2020. Per noi 8 (Andrea, Carlo, Giacomo, i due Marco, Mauro, Mirko e Riccardo) myCaroline è uno spazio di libera espressione e comunicazione in cui ognuno può raccontare pezzi della propria vita e parlare delle proprie passioni, relazionandosi e confrontandosi con chi ci ascolta: dalla musica alla letteratura passando per il cinema ed il sano cazzeggio.
È un progetto che nasce da un gruppo eterogeneo di amici e che racconta la vita di questo gruppo di amici.

Quali sono le rubriche e gli appuntamenti settimanali? Partecipate tutti all’ideazione/scrittura di un nuovo format o di una nuova puntata?
Ad oggi ogni lunedì alle 14.30 facciamo uscire una puntata di una specifica rubrica. Normalmente si alternano 5 rubriche: l’Awesome Mix per la musica, Vertigo per il cinema, Gettoni per la letteratura, Mental Breakdown che racconta dei nostri deliri mentali in chiave talk ed Interferenze che sono piccoli monologhi recitati al microfono riguardanti una nostra sfera più intima.
Una volta al mese abbiamo anche il piacere di intervistare e chiacchierare con ospiti di vari settori parlando delle loro storia e della componente umana dietro ai rispettivi progetti lavorativi. Tutti gli argomenti che trattiamo sono affrontati come le affrontereste voi al bar con i vostri amici e qualche birretta.

Il progetto prende vita dalle vostre “menti annoiate e sperdute” che avevano voglia di elaborare un format da “chiacchierata al bar tra amici”. Perché avete scelto proprio il Podcast come piattaforma e modo per esprimervi?
La scelta del podcast è stata presa perché ci piaceva l’idea di un’impostazione radiofonica e perché ci dava la possibilità di prenderci il tempo che ci serviva per parlare liberamente di un determinato argomento. La tendenza di oggi è quella di abbassare sempre di più la soglia dell’attenzione che dura fino a 15 secondi di instagram story e noi ci volevamo prendere mezz’ora per parlare di quella volta che una tipa ci ha mollato ad una festa o di quella canzone che ci fa piangere tantissimo.

La vostra avventura parte durante il primo lockdown, ormai più di un anno fa, qual è il momento più bello o la più grande soddisfazione che vi ha regalato questo progetto?
Si l’avventura parte ufficialmente tra le sigarette ed i gin tonic che ci facevamo in videochiamata durante il lockdown mentre registravamo le prime puntate a distanza. Le soddisfazioni più grandi arrivano tutti i giorni con ogni persona che spende anche un solo messaggio per interagire con noi. Un progetto che ci ricordiamo con tanto affetto è quello dei Manifesti che abbiamo attaccato sui muri della nostra città alla fine di una delle tante zone colorate con frasi di canzoni, libri o inventate da noi che rimandassero al tema della nostalgia e della mancanza che ci ha causato questa situazione del Covid; è stato forse anche il più stancante perché ci siamo svegliati alle 5 per non beccare polizia in giro lol.
Altri bei momenti sono quelli che viviamo ogni volta che riusciamo a incontrare e parlare con la gente che intervistiamo.

2% è la vostra nuova rubrica che nasce perché avete detto di essere vicini all’esaurire completamente la batteria davanti alla notizia delle Marche, la vostra regione, che diventavano zona rossa. Quali progetti avete in mente per il futuro e come vivete l’esperienza di veder crescere la vostra creatura durante questo periodo così complesso? Cosa fate per non perdervi d’animo durante l’incertezza?
L’ennesima zona rossa è stato un duro colpo perché avevamo parecchie cose fighe da far uscire che abbiamo dovuto rimandare visto che non ci potevamo incontrare per terminarle. Per il futuro tanta roba che vibra ma no spoiler. Abbiamo cominciato e continuato il tutto sotto pandemia quindi vorremmo dirvi quanto sarebbe bello andare avanti in una situazione normale. Per non perderci d’animo ci appoggiamo sulle cose che ci piacciono di più tipo i gin tonic e i dischi che spaccano.
Il nostro giornale è pensato per i giovani, liceali e universitari, e voi avete tutti sui 20 anni. Quale consiglio vorreste dare a coloro che vorrebbero cimentarsi in un’avventura creativa come la vostra?
Non giudicatevi, abbiate pazienza e sperimentate (questa l’abbiamo copiata ahaha) ma sono tre cose fondamentali. Cercare sempre di comunicare per sé stessi e quindi seguire una necessità personale perché tutto ciò che è costruito non arriva mai bene e non ti riempie. Essere autentici e fare per il gusto di farlo.

#FacceCaso

Di Beatrice Offidani

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