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GPT-3: l’intelligenza artificiale che legge e scrive come un umano

GPT-3: l’intelligenza artificiale che legge e scrive come un umano

GPT-3 è una rivoluzione nel mondo dell'intelligenza artificiale. Un algoritmo in grado di apprendere autonomamente e imitare ciò che studia. L’intell

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GPT-3 è una rivoluzione nel mondo dell’intelligenza artificiale. Un algoritmo in grado di apprendere autonomamente e imitare ciò che studia.

L’intelligenza artificiale sembra destinata a segnare il nostro futuro. Come nei migliori film di fantascienza, le IA diverranno sempre più autonome. Ce n’è una, in particolare, con una tecnologia promettente: GPT-3.

La Generative Pre-trained Transformer 3 (GPT-3), sviluppata dall’azienda OpenAI, è divenuta popolare quando il Guardian ha pubblicato un articolo interamente creato da questa intelligenza artificiale.

GPT-3 si esercita analizzando i contenuti testuali del web per scoprire come gli esseri umani costruiscono le frasi e le assemblano in discorsi più articolari. In questo modo, il testo prodotto dall’IA ha molte più possibilità di avere senso compiuto.

Ma c’è di più: GPT-3 si esercita a trovare le relazioni tra le parole e le immagini. Analizzando milioni di contenuti per esercitarsi, è in grado di fornire didascalie alle immagini o di rispondere a domande sul contenuto dell’immagine, associando forme ad oggetti e colori. Lo scorso ottobre l’IA si è finta un utente di Reddit e ha commentato per tanto tempo senza essere identificata come bot. Sembra quasi abbia superato il test di Turing!

GPT-3 si sta anche allenando per creare immagini partendo da didascalie ed indicazioni. Un processo più complicato, perché gli esseri umani danno per scontato concetti che per una macchina non lo sono. L’intelligenza artificiale ha risposto a questo esperimento creando aggregati di forme basilari rispetto a ciò che era richiesto. Un po’ come un bambino che disegna un omino stilizzato.

OpenAI, l’azienda che sviluppa GPT-3, è al centro di una polemica. Nata come no-profit impegnata nello sviluppo dell’IA, da settembre concede in esclusiva la licenza di utilizzo a Microsoft diventando, difatti, una società a scopo di lucro.

Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale sembra essere uno degli aspetti cruciali del futuro, ma richiede sforzi computazionali che solo poche aziende possono permettersi. Un utilizzo scorretto potrebbe quindi compromettere la sicurezza di utenti e cittadini e consolidare una già embrionale oligarchia digitale.

#FacceCaso

Di Luca Matteo Rodinò

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