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Petizioni online: gli studenti riescono a farsi ascoltare soltanto in questo modo?

Petizioni online: gli studenti riescono a farsi ascoltare soltanto in questo modo?

Le petizioni online sono ormai un must: l’ultima è stata lanciata del liceo Umberto I di Palermo indirizzata direttamente al titolare del Miur… Ebben

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Le petizioni online sono ormai un must: l’ultima è stata lanciata del liceo Umberto I di Palermo indirizzata direttamente al titolare del Miur…

Ebbene sì, ormai sembra aver dato l’addio ufficioso alle raccolte delle firme fisiche da presentare ai piani alti per farsi ascoltare; un po’ per il Covid, un po’ per la digitalizzazione, adesso ci si trova sommersi da petizioni online che possono essere firmate in qualsiasi luogo e momento.

Difatti, per firmare su Change.org, ovvero la piattaforma più utilizzata, non si ha neanche bisogno di chissà quali dati anagrafici: basta il nome, il cognome e l’indirizzo e-mail, più una serie di caselle da spuntare sul trattamento dei dati e sulle informazioni al riguardo…

Così, a partire dalle grandi petizioni sociali, come l’approvazione del DDL ZAN, sponsorizzata direttamente dalla Ferragni, vi sono anche delle piccole petizioni locali dai grandi sogni.

Un esempio è stato dato dal Liceo Classico Umberto I di Palermo, dei quali studenti, in maniera molto ambiziosa, hanno indirizzato una petizione al Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, per il cambiamento di alcuni connotati scolastici che sembrano aver stufato gli studenti.

Le firme da raccogliere sono 15.000 e in quasi due settimane sono riusciti ad arrivare quasi all’obiettivo, ma basta davvero una petizione online per farsi ascoltare?

Riflettendo un attimo, non si ha davvero l’autenticità di chi firma virtualmente su queste piattaforme, si potrebbero utilizzare numerosi nomi fittizi e fake-mail, perciò, nonostante tutte le firme che possano essere state raccolte, vien un po’ da storcere il naso sulla veridicità di chi, con un click, si mostra pro alla petizione.

Sarebbe forse più funzionale utilizzare l’ID? E dunque una vera e propria firma digitale? In modo da letteralmente metterci la faccia?

Ma bando alle ciance, ciò che i classicisti propongono sono delle modifiche alla struttura scolastica quali: eliminare la valutazione numerica ed introdurre il giudizio, la promozione dei dibattiti, l’attivazione di percorsi extracurriculari, orientamento, introdurre percorsi di approfondimento su problemi attuali, educazione civica, valorizzazione del docente, creare un percorso liceale per cui i primi due anni risultino uguali per tutti e la specializzazione avvenga dal terzo in poi, ed infine il potenziamento l’edilizia scolastica.

Ma nonostante alcune di queste proposte esistano già, anche se non applicate a tutti gli istituti, ricordiamo che l’omogeneità degli istituti scolastici in Italia non è proprio un must, lo scopo è veramente nobile, ma sarà l’approccio giusto?

#FacceCaso

Di Alessia Sarrica

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