Tempo di lettura: 2 Minuti

Greta Tosoni è una giovane sex coach. Insieme abbiamo parlato di corpi e libertà…

Greta Tosoni è una giovane sex coach. Insieme abbiamo parlato di corpi e libertà…

Greta Tosoni è una giovane sex coach/educator. Il suo lavoro è fatto di corpi e consapevolezza. Insieme abbiamo parlato di formazione e missioni. Cia

Presidi: massimo sforzo e minima retribuzione
200€ in più per i dottorandi: la petizione degli studenti è già a 1.600 firme
Nobel “made in Italy” grazie alla candidatura di un ragazzo italiano!

Greta Tosoni è una giovane sex coach/educator. Il suo lavoro è fatto di corpi e consapevolezza. Insieme abbiamo parlato di formazione e missioni.

Ciao Greta! Ci parli un po’ del tuo lavoro come sex coach e sex educator?

Ciao a voi! Molto volentieri.

Innanzitutto, sono una sex coach. Questo significa che per lavoro accompagno le persone nel loro personale percorso di benessere e consapevolezza sessuale, tramite consulenze private o realizzando eventi e laboratori di gruppo. Con il sex coaching si possono raggiungere obiettivi concreti che fanno vivere meglio la sessualità, secondo le proprie regole e necessità. 

A questo approccio molto pratico unisco le mie competenze da educatrice e consulente sessuale, ma anche di fotografa e artista visiva, che mi permettono di sensibilizzare e divulgare in diverse modalità e occasioni. Infatti creo anche contenuti, articoli, lezioni, campagne ed interventi di vario tipo – sia online che offline – in un’ottica intersezionale, con lo scopo di contribuire all’evoluzione di una cultura più equa e sex- & body-positive.

Come ti sei avvicinata a questo percorso che potremmo definire “unconventional”, soprattutto nel panorama italiano? Come ti sei formata professionalmente?

Ho cominciato il mio percorso co-fondando il collettivo Virgin & Martyr, prima nato online come archivio fotografico e di sensibilizzazione sul corpo e ciò che lo circonda, poi evoluto in un progetto a tutto tondo che si occupa di diffondere nel territorio italiano consapevolezza e informazione sui temi di educazione sessuale, socio-emotiva e digitale. Grazie a questa esperienza che continuo a portare avanti in particolare con incontri nelle scuole e in diversi contesti aggregativi, ho iniziato a costruirmi il mio percorso personale, che in Italia però non vedevo rappresentato come volevo. Oltre all’intensa formazione iniziale da autodidatta e con vari corsi minori, ho deciso quindi di formarmi come sex coach a Barcellona, e in seguito ho conseguito il titolo di educatrice e consulente sessuale con il Master della Società Italiana di Sessuologia ed Educazione Sessuale. Anche se, in un ambito così particolare, la formazione e l’aggiornamento non finiscono mai.

Sei la co-fondatrice della pagina IG: virgin & martyr, che definisci uno spazio sicuro, positivo e inclusivo. Ci racconti dove e quando nasce questo progetto e quali sono i tuoi obiettivi primari tramite questo?

Come ho iniziato a raccontare sopra, Virgin & Martyr nasce su instagram nel 2017, un po’ per gioco, un po’ per necessità. Infatti, l’idea iniziale era di creare questo archivio di autoscatti (senza volto) a cui chiunque poteva contribuire, con lo scopo di creare uno spazio in cui mostrare, celebrare e scoprire (in tutti i sensi) i corpi reali, che non vengono rappresentati e validati in una società così legata a dei canoni di “bellezza” e “rispettabilità”. Il progetto ha poi avuto modo di evolvere molto negli anni, soprattutto grazie al confronto con la community, e diventare ciò che è ora: non solo una piattaforma online di sensibilizzazione, dove vengono trattati tantissimi temi da più prospettive, ma anche un collettivo vibrante di persone giovani, appassionate e/o espertə, unite dalla voglia di far luce su tematiche fin troppo ignorate e piene di falsi miti, amplificare le voci più taciute e decostruire vecchi schemi in favore del benessere personale e collettivo.

I lavori legati alla sfera sessuale in Italia sono spesso “stigmatizzati” e soprattutto non esistono percorsi specifici. Cosa consiglieresti a dei ragazz* che sono interessat* ad un futuro nel settore? Dove studiare e come certificare le proprie conoscenze?

Riguardo allo stigma posso solo dire: dimentichiamocelo. Non è sempre facile, e spesso sono i nostri privilegi che ci permettono più facilmente di chiudere un occhio. Ma i tabù si nutrono di ignoranza, ed è per questo che imboccare un percorso di consapevolezza sessuale, che sia per professione o per sé stessə, non può che far bene. Alle persone che vorrebbero fare di questa missione un lavoro, consiglio di cominciare sempre dall’ascoltare, leggere, imparare, assorbire. Fate tante ricerche (non solo in italiano se possibile), consultate libri, corsi piccoli (ne esistono anche di gratuiti online), guardate documentari, interviste, panel, e imparate a costruirvi un occhio critico a mente aperta. Ascoltate le persone, i gruppi marginalizzati o discriminati, imparate a riconoscere le oppressioni e gli stereotipi, così come i privilegi e le disparità, ricordando il valore delle differenze. Di corsi più istituzionali e strade per arrivare ad un titolo ne esistono vari, e sicuramente sono utili, ma non valgono molto senza un percorso personale anche di auto-coscienza legata al proprio modo di vivere la sessualità e ad un continuo aggiornamento e confronto umano.

Mi piace chiudere le interviste con delle “quotes”. Nel tuo caso vorrei me ne proponessi una che rispecchia il tuo concetto di “libertà”…

Libertà per me significa poter fare scelte consapevoli e informate: vivere una vita predefinita senza farsi domande, seguendo ciecamente la pressione sociale o i ruoli culturalmente imposti non ci permette di esprimere la nostra identità ed evolverci come esseri umani. Per questo credo che la curiosità, la voglia di chiedersi il perché e capire come funzioniamo noi e il mondo che ci circonda, potranno renderci sempre più liberə.

#FacceCaso

Di Martina Borrello

COMMENTS

WORDPRESS: 0
DISQUS: 0