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Ucraina, sono 80.000 gli studenti internazionali bloccati nel Paese. E non sanno che fare…

Ucraina, sono 80.000 gli studenti internazionali bloccati nel Paese. E non sanno che fare…

In un limbo tra la guerra in Ucraina e l’impossibilità di tornare nei propri Paesi, migliaia di giovani stranieri lanciano appelli alle proprie ambasc

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In un limbo tra la guerra in Ucraina e l’impossibilità di tornare nei propri Paesi, migliaia di giovani stranieri lanciano appelli alle proprie ambasciate.

L’Ucraina, fino a poche settimane fa, era considerata come una meta perfetta per andare a studiare da parte di molti, essendo un Paese in Europa ma tra i più economici e convenienti in termini di rette universitarie e prezzo della vita.

Secondo i dati rilasciati nel 2020 dal Ministero dell’istruzione e della scienza ucraina, un quarto degli studenti provengono dall’India (circa 18.000), seguiti da coloro che vengono dal Marocco, Azerbaijan, Turkmenistan e dalla Nigeria. Mai avrebbero pensato di trovarsi in un conflitto del genere ed ora sono bloccati in Ucraina. C’è chi si sarebbe laureato dopo 6 anni di studio fra pochi mesi, chi è impossibilitato a lasciare il Paese perché l’università ha i loro documenti, chi non può tornare a casa perché sa che la guerra è anche lì ma sa anche di non poter rimanere sotto i bombardamenti nel suolo ucraino. C’è anche chi ha cambiato religione durante il suo periodo di studio all’estero ed ora non sarebbe più accettato a casa sua, e chi per paura di dover ripagare tasse universitarie e di dover fare nuovamente le classi, non potendo permetterselo, è dovuto rimanere.

Ventenni che si sono svegliati improvvisamente con il rumore delle esplosioni e che ora vivono nei rifugi anti-bomba sotto gli ostelli che li ospitavano.
Molti hanno lanciato appelli alle proprie ambasciate per chiedere di aiutarli ad evacuare. L’ambasciata indiana ha inviato una lettera al presidente ucraino per chiedere di fornire ai circa 15.000 studenti bloccati in varie regioni dell’Ucraina (tra cui Kyiv) viveri ed acqua. Inoltre stanno lavorando per rimpatriarli.

L’ambasciata nigeriana afferma che una volta che gli aeroporti riapriranno troveranno un modo per farli tornare a casa. Purtroppo per il momento questi giovani sono lasciati a loro stessi, come è successo nella città di Sumi a 40 km dal confine nord-orientale con la Russia. Questa è stata una delle prime città invase ed ora è diventata zona di guerra. Ospita ancora circa 500 studenti internazionali impossibilitati a lasciare la città a causa della mancanza di mezzi pubblici e delle cifre esorbitanti chieste dai privati per portarli al confine.

Ma non pensiate che arrivarci voglia dire che il peggio sia passato, infatti ci sono state negli ultimi giorni molte testimonianze di persone di colore, di origini Africane o Asiatiche, a cui è stato negato l’entrata in altri Paesi per privilegiare chi è bianco. Spesso anche con la forza, spintonando o dando botte. In risposta il ministro degli esteri ucraino ha respinto le accuse di razzismo e di violenze nei confronti degli stranieri ai confini.

Peccato che tutt’oggi continuino a circolare i video degli abusi subiti da molti di loro, che ormai non sanno più cosa fare e chiedono disperatamente aiuto.

#FacceCaso

Di Alice Fuschiotto

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