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Mondiali in Qatar e quel Giappone – Germania: una lezione di civiltà

Mondiali in Qatar e quel Giappone – Germania: una lezione di civiltà

I Mondiali di calcio in Qatar sono sotto gli occhi di tutti e le polemiche non mancano. Una partita, però, ha forse dato una "nuova vita" alla competi

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I Mondiali di calcio in Qatar sono sotto gli occhi di tutti e le polemiche non mancano. Una partita, però, ha forse dato una “nuova vita” alla competizione.

Nel torrido caldo asiatico, non sembrava che, galleggiando tra polemiche (e violazioni dei diritti umani…), i così controversi e costosi Mondiali del Qatar potessero approdare a una qualche forma di civiltà. E, invece, dagli spalti e dal campo di Germania – Giappone, l’impegno civico ha brillato più di un risultato calcistico fortemente inaspettato. Chi si immaginava, d’altronde, che gli undici giapponesi, al ventiquattresimo posto nel ranking FIFA, battessero la squadra tedesca, solo 11esima?

In ogni caso, la vera vittoria non è stata questa.

La vera vittoria è stata ribadire come i diritti civili, anche in un Paese repressivo come il Qatar, non possono essere messi in secondo piano. Ecco spiegate da un lato le bocche tappate dei giocatori tedeschi nella foto di rito, dall’altro il braccio della Ministra Faeser sugli spalti cinto dalla fascia arcobaleno “One Love”. Sì, proprio la fascia che è stata vietata al capitano Manuel Neuer, “tappando”, quindi, la possibilità della squadra di manifestare il proprio pensiero.

Ecco la vera vittoria

In ogni caso, Germania – Giappone non ha semplicemente mostrato l’ipocrisia e connivenza della Fifa, con un impianto statale e organizzativo colluso (dal valore, però, di 220 miliardi). Si è spinta molto più in là. Ha insegnato, ai milioni di spettatori provenienti da ogni parte del mondo, che il modo più efficace di modificare la realtà che possediamo è proprio il nostro impegno. Ce lo hanno dimostrato i giocatori tedeschi, ma non solo: tifosi e calciatori giapponesi, in una sinergia tra spalti e spogliatoi dal peso umano incomparabile, hanno ripulito i luoghi in cui avevano festeggiato una vittoria inaspettata da ogni segno tangibile del loro passaggio. Perché, infondo, se tutti noi ci impegnassimo a depurare il pianeta da ogni piccola (ma determinante) impronta delle nostre vite, forse non si ridurrebbe a una discarica in fiamme così spesso, forse non si allagherebbe con così tanta frequenza. E, forse, qualcuno, lassù nei posti in cui si comanda, comprenderebbe che è ora di cambiare le cose.

Questa partita, quindi, non ha solamente sconvolto i pronostici di classifica del gruppo E, ma ha anche, nel suo piccolo grande momento di visibilità, “sconvolto” i tanti status quo che popolano le nostre vite, spiegandoci che, forse, in questo galleggiante mondo che va al di là del pantano di questi Mondiali, è ora di cambiare rotta.

#FacceCaso

Di Costanza Pinna Berchet

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