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Parliamo di droga. Puntata 1: la cocaina

Parliamo di droga. Puntata 1: la cocaina

Parte oggi la nuova rubrica estiva di #FacceCaso sul tema della droga. Oggi parliamo della cocaina e dei suoi effetti sul cervello. Lo so cosa state

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Parte oggi la nuova rubrica estiva di #FacceCaso sul tema della droga. Oggi parliamo della cocaina e dei suoi effetti sul cervello.

Lo so cosa state pensando: “Finalmente un tema interessante: la droga. Basta con la politica, il calcio, la cronaca e tutto il resto”. E infatti è proprio questo il motivo che ci spinge da oggi a dare spazio anche ad argomenti di ben altro taglio.

Con questa nuova rubrica “Parliamo di droga” per tutta l’estate andremo alla scoperta di cosa succede quando la gente ne fa uso. E sono in tanti a farlo, è evidente. Sennò parecchie cose di questo mondo non si spiegherebbero. Ma non è questo il punto che ci interessa. Né apriremo dibattiti sulla liberalizzazione, su quanto faccia male (o bene), o sul fatto che acquistandola si finanzino direttamente la mafia e la camorra.

Parliamo solo di cosa succede materialmente se si assume qualche sostanza. Vi spieghiamo un po’ di dettagli, così potrete dire di essere ben informati la prossima volta che vorrete drogarvi. O che deciderete di non farlo.

In questa prima puntata parliamo della cocaina. Sostanza di origine naturale, ricavata dalla raffinazione delle foglie di coca, pianta autoctona del Sud America. In particolare, indigena della zona tra Bolivia e Perù. Chimicamente, il principio attivo della sostanza stupefacente è un alcaloide. La stessa famiglia di cui fa parte, per esempio, anche la caffeina. E anche l’effetto è, concettualmente, il medesimo, visto che si tratta di un potente eccitante.

La forma del prodotto finale che viene spacciato è la famosissima polverina bianca. Se è pura ha una densità pastosa. Il più delle volte, però, viene mischiata (o, in gergo, tagliata) con altri elementi.

Come funziona la cocaina

Come quasi tutte le droghe, la cocaina agisce sul cervello. E per raggiungerlo utilizza i vasi sanguigni. Può essere assunta oralmente, quindi digerita, ed entrare così in circolo. Ma è la maniera meno efficace, perché proprio gli acidi gastrici hanno un effetto neutralizzante.

Il metodo certamente più conosciuto è quello dello sniffamento. Cioè l’assunzione attraverso le narici e, di conseguenza, tramite le mucose nasali. La polvere, in alternativa, può anche essere fumata, e arrivare così all’organismo passando per i polmoni. Oppure è possibile iniettarsela direttamente nel sangue. E questo è il metodo certamente più veloce per percepirne gli effetti. Ma è anche quello più pericoloso, essendo molto facile sbagliare il dosaggio con conseguenze anche letali.

La cocaina produce immediatamente euforia, sensazione di piacere, sicurezza in se stessi, e fa sembrare più energici. Effetti comunque apparenti e limitati nel tempo. Mediamente una botta dura tra i 15 e i 90 minuti. Poi si passa repentinamente in una fase di stanchezza, depressione e insicurezza. Ma soprattutto, si prova il fortissimo bisogno di assumerne altra. Questo succede perché si altera il normale funzionamento di alcuni neurotrasmettitori. Cioè di quelle sostanze come la dopamina, la serotonina e l’adrenalina, che vengono generalmente prodotti dal nostro corpo in determinate situazioni di pericolo, felicità o anche, semplicemente, quando si mangia qualcosa di molto buono e si ha l’irrefrenabile voglia di prenderne un altro po’.

Il problema è che con la cocaina non è realmente successo nulla. Si è solo sollecitato lo stimolo e la risposta biologica ad esso. Per altro in misura di gran lunga maggiorata rispetto alle condizioni normali. Infatti i recettori del cervello sono programmati per ricevere determinati quantitativi di stimoli, mentre la droga ne fornisce molto di più.

E siccome l’organo cerebrale tende sempre a mantenere l’equilibrio, agirà di conseguenza a questa iperstimolazione, disattivando alcuni dei recettori. Il che produce un effetto spirale. Perché diminuendo la capacità recettiva, diminuisce anche la sensazione di piacere e il cocainomane avrà bisogno di assumere dosi sempre maggiori, arrivando via via ad una condizione tale di squilibrio in cui la cocaina gli servirà solo per sentirsi normale. Si generano così le crisi d’astinenza, caratterizzate da ansia, stanchezza, depressione e aumento immotivato dell’appetito. Tutte conseguenze psicologiche della dipendenza.

L’ultimo stadio è quello che porta inesorabilmente verso l’overdose. Non riuscendo a soddisfare più il fabbisogno percepito dall’organismo, si continua ad assumere quantità sempre maggiori di droga, finché il corpo non è più in grado di assimilarla. Ne derivano convulsioni, ictus, emorragie cerebrali e infarti.

E qui si conclude, oltre che la vita di chi arriva fino a questo punto, anche questa nostra prima panoramica generale sulla droga. Appuntamento alla settimana prossima per parlare di Marijuana.

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

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