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A Salerno tira fuori un coltello e ferisce il compagno

La lite a scuola, tutto per un ombrello... L’idiozia umana arriva ovunque, trafigge cervelli, distrugge pensieri e caccia la razionalità come fosse un

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La lite a scuola, tutto per un ombrello…

L’idiozia umana arriva ovunque, trafigge cervelli, distrugge pensieri e caccia la razionalità come fosse una bestia dalle nostre menti. Sempre. Sempre, come domani, come oggi, come quello che è accaduto stamane in un liceo campano. Siamo a Salerno, istituto Genovesi-Da Vinci, sono le 10 e 30 della mattina e due studenti iniziano a litigare, pare per un ombrello. Volano insulti, magari le prime spinte, forse pugni, poi uno dei due contendenti tira fuori un coltellino dalla tasca. Dritto nel collo e nell’addome del compagno. Non è più una lite tra ragazzi, qui è grave. Arriva l’ambulanza, il ragazzo appena 15enne trasportato in ospedale, operato non è in pericolo di vita si riprenderà.

L’ ”assalitore”, se cosi possiamo chiamare un ragazzino un po’ scemo di 15 anni, ha gettato il coltello dal balcone, come un ragazzino appunto farebbe, ma la polizia l’ha subito trovato e verrà utilizzato come prova a suo carico. Presenti allo spettacolo c’erano studenti ed insegnanti, che ora stanno parlando con la polizia per fornire i dettagli della lite, in modo da ricostruire l’episodio. “Non si può parlare di bullismo, ma di un vero e proprio atto delinquenziale. La scuola prenderà provvedimenti; non si tratta comunque di un fatto scolastico ma di un crimine a tutti gli effetti” commenta il preside dell’Istituto. E come dargli torto, a 15 anni litigare cosi per un ombrello, ferire un compagno e farlo finire in ospedale non è una piccola bravata, è davvero tanto.

Ma, mi permetto di aggiungere, a quell’età si può ancora sbagliare, si può ancora migliorare, si può ancora cambiare, si può crescere ed imparare dagli errori, seppur cosi gravi, se si viene indirizzati bene. Ci auguriamo vivamente che qualcuno curi il ragazzo ferito in ospedale e che qualcun altro si curi invece di chi è rimasto vittima di se stesso e della propria violenza, perché anche per lui non è ancora finita.

Di Giulio Rinaldi

 

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