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“Per un pungo di libri”, ovvero storia di parole personificate in immagini

Incredibile ma vero, è nato il progetto di una “Human Library” che ai titoli classici e tradizionali sostituisce storie vere, a volte crude, delle per

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Incredibile ma vero, è nato il progetto di una “Human Library” che ai titoli classici e tradizionali sostituisce storie vere, a volte crude, delle persone; la realtà sfida (vincendo) la fantasia.

Di Carolina Saputo

È verità assoluta quella secondo cui la storia di un libro è in grado di trasportarti in altri mondi, farti vivere mille vite diverse, farti emozionare, immedesimare e riflettere; il potere evocativo della scrittura e della parola detiene quindi un primato indiscusso da secoli, ma cosa succederebbe se al posto dei titoli classici e convenzionali si sostituissero persone che raccontano il proprio vissuto?

Questa è la storia della “Human Library”, nata nel 2007 dalla brillante idea di un’associazione no- profit danese, con l’unico obiettivo di agevolare e rendere piacevole il confronto tra culture e mondi diversi, se non totalmente opposti. Come spiega una tra gli ideatori del progetto, Veena Torichia, la Human Library ha la sfrontatezza di voler sfidare il muro di stereotipi e pregiudizi costruito a causa dell’incontenibile paura del diverso, se non addirittura di un possibile attacco o invasione, sfruttando il potere della parola e di storie vere che hanno la capacità di far avvicinare le persone.

La Human Library quindi è composta da un catalogo che al posto dei cari e vecchi classici contiene storie come “veterano della guerra in Iraq”, “figlio di sopravvissuti all’olocausto” o “atleta olimpionico”; nel momento in cui il visitatore tipo sceglie la storia che fa per lui, viene portato in un’apposita area di discussione dove il protagonista del titolo prescelto inizia a raccontare , non escludendo comunque domande o discussioni, e rendendo perciò la visita al pari di un’esperienza unica e inimitabile.
Il potere conoscitivo della parola perciò non delude mai, continua anzi a sgretolare l’insormontabile muro di indifferenza che divide civiltà come singole persone.

Di Carolina Saputo

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