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Scuola, lavoro, diocesi

Il progetto “alternanza scuola lavoro”, previsto dalla legge 107 della riforma Buona Scuola, prende finalmente avvio in Piemonte, attraverso un accord


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Il progetto “alternanza scuola lavoro”, previsto dalla legge 107 della riforma Buona Scuola, prende finalmente avvio in Piemonte, attraverso un accordo con la Chiesa torinese.

Di Irene Tinero

Le diocesi piemontesi, gli enti e istituzioni culturali, le associazioni di volontari, si uniscono insieme alla scuola, o meglio con l’Usr del Piemonte (Ufficio Scolastico Regionale), per dare finalmente vita al progetto che unisce istruzione e mondo del lavoro. Nello specifico il protocollo d’intesa è stato siglato tra il direttore regionale Usr, Fabrizio Manca, e l’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia.

Sebbene ci siano stati dei precedenti accordi realizzati dall’Usr con enti e imprese, Manca ha definito questo come “il primo protocollo realmente regionale” in grado di relazionare la realtà delle scuole insieme a molte altre. S’intende creare un collegamento con le realtà delle varie diocesi, quindi volontariato con i disabili e poveri, cura dei beni artistici, degli archivi storici, lavoro presso giornali, oratori e progetti come l’Estate Ragazzi. Tutte esperienze che uniscono al sapere, il saper fare e il sapere essere, precisa Nosiglia, che ha definito tutto questo come l’opportunità concreta che i ragazzi, in attesa di risposte, stavano aspettando. E’ bene specificare che i progetti con le diocesi prenderanno avvio in estate, ma entreranno effettivamente all’interno delle scuole con l’avvio del prossimo anno.
Il bacino a cui si riferisce il piano riguarda 34 mila studenti, ovvero tutti gli ultimi trienni degli istituti tecnici e professionali e dei licei, per un totale di 400 ore di “tirocinio” nei primi e 200 nei secondi: si noti che è stata resa pubblica una predilezione intrinseca del progetto nei confronti dei licei, il che è di per se positivo per gli studenti liceali, ma anche anomalo perché dovrebbero essere gli istituti maggiormente proiettati verso il lavoro. Inoltre nella legge 107 si specifica che il sovvenzionamento degli istituti tecnici dipende dal numero di diplomati che troveranno un impiego una volta finita scuola. Insomma non proprio una cosa semplice al giorno d’oggi.

La legge 107, che fa di un’offerta formativa più ricca, un piano di assunzioni più vasto (obbiettivo leggermente mancato), risorse maggiormente stabili ed investimenti “ad hoc”, i suoi quattro punti cardine, stanzia 100 milioni all’anno da investire nelle scuole di tutto il territorio. Insieme ad un potenziamento delle discipline prevede appunto attività extrascolastiche che saranno inserite in un curriculum digitale. Si vuole creare anche una “Carta dei diritti e doveri degli studenti”, in cui i ragazzi avranno modo di specificare l’utilità del percorso formativo riservatogli e dare quindi un voto alla loro preparazione. Caro Matteo, ci riconosci tanti diritti particolari: solo quel al voto lo neghi a piccoli e grandi!

Di Irene Tinero

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