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L’Italia non è un paese per Erasmus

L’Italia non è un paese per Erasmus

Nonostante il mercato degli scambi universitari nell’Ue sia in continua crescita, gli ultimi dati parlano di un’Italia capace di attrarre solo il 7,4%

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Nonostante il mercato degli scambi universitari nell’Ue sia in continua crescita, gli ultimi dati parlano di un’Italia capace di attrarre solo il 7,4% di studenti stranieri. Tanti i motivi del gap con il resto d’Europa.

Dal bilancio dei 27 anni del progetto Erasmus, si possono snocciolare tantissimi dati e altrettante conclusioni. Certamente alcune sono più interessanti di altre.
Andiamo con ordine: in termini economici questa idea,avviata dall’Unione Europea nel 1987, macina 1,5 miliardi di euro l’anno, avendo fatto viaggiare,finora, 3,3 milioni di studenti del nostro continente. I numeri sono in continua crescita, e solo il 2014 ha visto spostarsi 272.497 giovani tra tutti i paesi dell’Unione. Di fronte a queste cifre, l’UE ha previsto di coinvolgere,entro il 2020, il 20% degli studenti totali.

Quindi l’Erasmus piace, attrae giovani, offre ottime opportunità in termini culturali,linguistici e lavorativi, ti fa entrare a contatto con mentalità nuove;eppure qualcosa di strano,almeno per il nostro paese, c’è.

L’Italia, tra le mete scelte, è solo quinta con il 7,4%,dietro a Spagna(primissima), Germania,Francia e Regno Unito, quarta per capacità di mandare i propri studenti all’estero (15.610).

Come spiegare questi risultati? Nonostante siamo il paese della cultura,dell’arte e del buon cibo, pesano le difficoltà a imparare la lingua, il mercato del lavoro non brillante, i pochi corsi in Inglese delle nostre università e il costo elevato della vita.
Per uno studente, trovare un alloggio in una città Italiana, è mediamente più difficile e caro rispetto ad altre nazioni: la Spagna tiene un costo complessivo molto più basso, in certi casi la metà rispetto noi, la Germania invece ha un ottimo sistema di residenze universitarie. Altra meta molto ambita è Lisbona, indicata nelle statistiche come la meno cara in assoluto (500 euro circa al mese).

E le difficoltà in uscita? Anche qui i costi. Si può dire che l’Erasmus privilegi più i giovani con famiglie benestanti, in quanto i 400 euro coperti dalla borsa di studio non garantiscono certo di ripagarsi tutte le spese,portando gli studenti a ricorrere quasi sempre all’aiuto economico della famiglia.

Insomma, nonostante abbia da poco compiuto 27 anni, il progetto Erasmus, nato con le migliori intenzioni e in continua evoluzione, fa ancora fatica a macinare strada nell’università Italiana. Ancora un altro caso in cui, da paese cardine d’Europa, non riusciamo a tenere il passo dei nostri vicini.

Di Umberto Scifoni

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