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Un naso rosso e per un paio d’ore la malattia scompare

Un naso rosso e per un paio d’ore la malattia scompare

La clownterapia è una pratica riconosciuta ormai da tutti. I ragazzi della Teniamoci per Mano Onlus fanno divertite grandi e piccini che affrontano og

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La clownterapia è una pratica riconosciuta ormai da tutti. I ragazzi della Teniamoci per Mano Onlus fanno divertite grandi e piccini che affrontano ogni giorno grandi sfide.

In una realtà difficile come quella delle corsie di un ospedale piene di bambini e adulti che affrontano malattie di ogni genere, ci sono loro i clown. Ne abbiamo intervistato uno, Giulia Zazzaro, una studentessa universitaria che, tra una pagina e l’altra di psicologia, mette il naso rosso e fa ridere qualche paziente negli ospedali romani.

  • Dove e quando nasce l’associazione e qual è il suo obiettivo? Quanti clown conta ad oggi?

La Teniamoci per Mano Onlus nasce nel 2010; la sede principale è a Napoli e altre due sedi dislocate si trovano a Roma e a Bologna. L’obiettivo dell’associazione è prendersi cura delle persone, non solo bambini ma anche anziani, e non del sintomo. Noi facciamo in modo che quella persona si ricorda di essere una persona e non solo un numero o un paziente o addirittura una malattia. Siamo 300 clown volontari in giro per tutta l’Italia, con una maggiore concentrazione al Sud: siamo a Napoli, nel Lazio, in Sicilia, a Milano, a Bologna, in Puglia, in Umbria, in Sardegna.”

  • Come si diventa clown e quanto influisce essere giovani nel contatto diretto con i pazienti?

Dal punto di vista pratico si diventa clown facendo un corso teorico con un professore di clownterapia e poi facendo delle ore di tirocinio accompagnati da un tutor. C’è anche un aspetto più filosofico che parte dal presupposto che tutti noi abbiamo un clown; l’obiettivo del corso è fare in modo che questo clown venga fuori. L’essere giovane ti riporta alla realtà. Quando sei giovane e non hai figli tendi sempre a pensare di essere immortale; e quindi vedere bambini più piccoli di te stare in ospedale mesi e mesi ti fa rendere conto di quanto in realtà la malattia ti possa essere vicina.”

  • Com’è il rapporto tra voi ragazzi e le persone che fate divertire? Il vostro stato d’animo vi impedisce, a volte, di avere una relazione positiva con i pazienti?

Il rapporto tra i pazienti e noi è ottimo. Non mi è mai capitato di ricevere un rifiuto; tutti mi hanno sempre fatto almeno un sorriso, anche se scocciate e nervose. La clownterapia è una dimensione d’improvvisazione, dipende molto da chi hai di fronte e dal contesto in cui ti trovi; la reazione, poi, dipende dal bambino e anche dal tuo stato d’animo. Se capita quella giornata in cui sei euforico di tuo, la reazione potrebbe essere diversa rispetto a quella che si avrebbe in una giornata in cui sei un po’ abbattuto. Per quanto riguarda me, durante il mio primo anno di attività come clown, ero costantemente giù di morale ma in quelle 3/4 ore di clownterapia era come premere un pulsante: spariva tutto! Viene automatico: entri in ospedale, metti il naso rosso, diventi il tuo clown e dimentichi tutto.”

  • Quanto è importante crearsi un personaggio credibile? Quanto è importante lavorare in un gruppo unito?

Io ho iniziato a fare clownterapia pensando che sarebbe stata un’esperienza fantastica. Ho visto delle fotografia e il famoso film di Patch Adams e mi ci sono buttata a capofitto. Essere clown non è creare un personaggio o interpretare qualcuno, è essere. Non c’è differenza tra me e il mio clown: il mio clown è Rotolo e siamo fondamentalmente la stessa persona. L’unica differenza è che Rotolo ha meno freni inibitori di quanti ne abbia Giulia però non c’è un distacco netto tra le due identità. Non si può fingere, bisogna essere spontanei. Personalmente, mi lascio ispirare dalla situazione. Poco fa, per esempio, accompagnando una mamma a prendere un caffè, ho incontrato due signori anziani che litigavano; mi sono fermata e ho fatto il verso alla signora che insultava il marito facendone una caricatura e smorzando la tensione che si era creata in quel momento. I due signori sono scoppiati a ridere e gli occhi di entrambi si sono illuminati. Ecco cosa intendo per essere spontanei. Molto spesso, a Napoli, mi trovavo a dover lavorare da sola, senza un gruppo a cui appoggiarmi. Da quando sono a Roma, mi rendo conto che se non c’è feeling tra clown la situazione non va avanti: per fare da spalla, devi avere qualcuno con cui poter creare un ‘botta e risposta’ immediato.”

  • Qualcosa da dire ai nostri ragazzi?

Se pensate che la clownterapia sia solo una pratica da film, vi confermo che non è affatto così! Esiste, si può fare e l’importante è ‘essere’, non c’è bisogno di avere abilità particolari. Soprattutto a contatto con i bambini, non c’è bisogno di esagerare o strafare: basta essere sinceri e volenterosi. La Teniamoci per Mano Onlus è sempre alla ricerca di nuovi clown!

Di Giulia Pezzullo

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