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Super batteri nel 2050: come combatterli

Super batteri nel 2050: come combatterli

Una persona ogni tre secondi morirà a causa della attuale negligenza ed ignoranza. Allarme OMS, nel 2050 potrebbe morire una persona ogni 3 secondi, c

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Una persona ogni tre secondi morirà a causa della attuale negligenza ed ignoranza.

Allarme OMS, nel 2050 potrebbe morire una persona ogni 3 secondi, circa 10 milioni l’anno, a causa dei super batteri resistenti agli antibiotici. A lanciare l’allarme uno studio, il “Review on Antimicrobial Resistence”, lanciato per conto del primo ministro inglese David Cameron, che mostra come l’eccessivo utilizzo degli antibiotici favorisca il potenziamento dei batteri. A capo del progetto l’economista Jim O’Neill che parla così, a proposito della futura crisi: “Dobbiamo smettere di assumere gli antibiotici come se fossero caramelle. Se non risolviamo il problema andremo incontro a tempi bui e moltissime persone moriranno.

Il rischio maggiore, per evidenti elementi legati alla sovrappopolazione e alla povertà, oltre che alla scarsità di igiene, lo corrono Asia e Africa, ma anche l’Europa non sarà esentata da questa nuova peste: si stima, infatti, che a perdere la vita saranno circa 390 mila cittadini l’anno proprio nel Vecchio Continente. Una mattanza, insomma. Gli unici che potranno sfregarsi le mani, e che probabilmente leggendo i dati lo stanno già facendo, sono i proprietari delle ormai super potenti case farmaceutiche: pensate che,

fra 35 anni, il costo finanziario della resistenza ai farmaci raggiungerà i 100 trilioni di dollari,

dollaro più dollaro meno.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha, di recente, diramato alcune indicazioni per cercare di rallentare la futura epidemia, indicazioni forse banali, ma mai abbastanza come si suol dire: primo punto l’igiene, poi cercare di utilizzare gli antibiotici in maniera appropriata e non al primo piccolo fastidio, potenziare la ricerca ed infine maggiori controlli sugli animali, poiché la carne che noi tutti mangiamo è molto spesso contaminata da antibiotici che l’animale aveva preso e che, non sempre, fa in tempo a smaltire.

Di Giulio Rinaldi

 

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