Tempo di lettura: 1 Minuti

Parliamo di droga. Puntata 4: l’ecstasy

Parliamo di droga. Puntata 4: l’ecstasy

Quarta puntata della rubrica estiva di #FacceCaso, "Parliamo di droga". Oggi parleremo delle tante forme dell'ecstasy e dei suoi effetti. Nuova setti

Parliamo di droga. Puntata 2: la marijuana
Parliamo di droga. Puntata 3: LSD
Studente cannibale uccide una coppia

Quarta puntata della rubrica estiva di #FacceCaso, “Parliamo di droga“. Oggi parleremo delle tante forme dell’ecstasy e dei suoi effetti.

Nuova settimana, nuovo appuntamento con la rubrica estiva di #FacceCaso “Parliamo di droga”. Oggi è il turno della metilenediossimetanfetamina. O, se preferite, dell’MDMA, anche nota genericamente come “ecstasy“. Ma in questo nome, che allude all’euforia, sono in realtà racchiuse diverse forme di sostanze psicoattive. Tutte prodotte in laboratorio, partendo da un medesimo principio attivo. A esso, semplificando a grandi linee, vengono legati gli altri componenti presi un po’ a piacere dalla tavola periodica degli elementi.

Il primo episodio della trilogia cinematografica “Smetto quando voglio” è particolarmente esplicativo sul tema. Ma non è di film che parleremo oggi. Né di chimica. Basti sapere che si tratta di un prodotto sintetico, al pari della LSD, di cui abbiamo parlato la scorsa volta, ma con effetti profondamente diversi.

Abitualmente è preparata sotto forma di capsule o pastiglie, dalle forme più varie e colorate, con disegnini e smile impressi sopra. Viene consumata di solito insieme a bevande alcooliche. Nomi e marchi di riconoscimento li prende in genere dalla fantasia di chi la produce o dagli effetti che comporta. C’è quella allucinogena, quella stimolante (sotto tutti i punti di vista), quella che annulla il senso di fame e molte altre ancora.

Storia e diffusione

La metanfetamina fu sintetizzata per la prima volta nel 1912 nei laboratori Merck, in Germania. Distribuita alle truppe tedesche in trincea durante il primo conflitto mondiale, il brevetto fu poi requisito dagli americani come bottino di guerra. Rimase quindi dimenticato in qualche archivio segreto per quasi mezzo secolo.

Nel 1970 si tentò una sperimentazione a fini psicoterapeutici e da allora, fino al 1984 il suo uso e consumo è stato assolutamente legale negli USA. Negli anni ’90 si diffonde largamente anche in Europa.

Effetti e conseguenze

L’ecstasy agisce principalmente sui recettori della serotonina. Cioè il neurotrasmettitore che controlla l’umore, le emozioni, l’aggressività, il sonno, l’appetito, l’ansia, la memoria e la percezione. Cosa venga influenzato maggiormente, dipende da quali altre sostanze sono mischiate nel composto assunto. Cocaina, caffeina, efedrina o altri elementi estratti da farmaci. A volte anche da quelli a uso veterinario.

Gli effetti, che cominciano di solito tra i 20 e i 60 minuti dopo l’assunzione, possono durare anche ore. All’inizio si sperimenta un certo fervore, che dà maggiore energia e forza personale, a cui segue in genere un senso di calma e rilassatezza. Nel breve termine c’è un incremento delle capacità emotive e percettive. Mentre nel lungo periodo, cioè tra le 4 e le 12 ore dopo, a seconda del dosaggio, insorgono nausea, allucinazioni, brividi e sudorazione, aumento della temperatura corporea, tremore, crampi muscolari e offuscamento della vista.

In generale queste droghe sono molto più pericolose di quelle di cui abbiamo parlato in precedenza. Anche una singola assunzione danneggia irrimediabilmente le terminazioni e le diramazioni del sistema nervoso, impedendone una totale riconnessione con alcune aree del cervello dopo la cessazione degli effetti.

In situazioni di dipendenza e assuefazione si manifestano disturbi cognitivi, emotivi, della capacità di apprendimento, della memoria. E la conseguenze necessità di assumere quantitativi sempre maggiori porta inesorabilmente verso l’overdose. Il più delle volte letale.

Appuntamento alla prossima puntata per parlare di eroina.

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

COMMENTS

WORDPRESS: 0
DISQUS: 0