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Un voto per i prof

Un voto per i prof

Quanto vengono presi sul serio i questionari valutativi dei corsi accademici? Spesso gli studenti se ne lavano le mani, ma i docenti ne risentono. Se

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Quanto vengono presi sul serio i questionari valutativi dei corsi accademici? Spesso gli studenti se ne lavano le mani, ma i docenti ne risentono.

Se sei uno studente universitario ti sarà capitato di dover compilare un questionario anonimo prima di poterti iscrivere ad un esame. Ebbene, questi moduli a crocette disponibili sui fantomatici totem di facoltà sono una fonte di giudizio per i professori. Nessuno ci ha mai detto nulla in merito all’importanza di questi apparentemente innocui questionari di valutazione ma essi influiscono in modo pesante sulla pagella dei docenti. Sì, hai letto bene: la pagella dei docenti!

Anche i professori sono valutati in relazione a come portano avanti i corsi universitari; se questo non è un problema grave per chi ha il posto assicurato, potrebbe destare la preoccupazione dei docenti precari che sono costantemente sotto sorveglianza. Adesso: bisogna ammettere che almeno una volta nella carriera universitaria le risposte sono state del tutto casuali e dettate da fretta e impazienza. “Che problema c’è!?” ti sarai detto. In effetti, uno studente medio non penserebbe mai di incidere sulla valutazione di fine anno accademico del proprio professore. Si può pensare di far capire al docente che

il corso è troppo veloce o troppo lento, troppo noioso o troppo poco tecnico;

ma chi andrebbe mai oltre questo?

Tuttavia, i professori spesso si lamentano che le valutazioni anonime che vengono loro recapitate sono assolutamente prive di qualsiasi fondamento oggettivo e non rispecchiano la reale situazione della classe. Inoltre, nel corso degli anni,

la preparazione dei ragazzi è andata sempre più scemando fino a costringere i docenti a limitare la difficoltà delle lezioni e la bibliografia d’esame.

Posto che l’università italiana è una delle più teoriche e tecniche al mondo, è gusto ammettere che il livello di bravura degli studenti sia leggermente calato: ad architettura non si disegna più a mano libera e la fantasia scarseggia, a lettere le lingue sono apprese in modo sommario, a economia gli orari sono spesso talmente ridotti che si fa fatica a recepire tutte le nozioni chiave. Non si può sicuramente fare di tutta l’erba un fascio ma la situazione è diversa da quella che i docenti ricordano.

Le università si sono dovute anche adeguare ai cambiamenti tecnologici e sociali in cui siamo inseriti e questo ha fatto nascere un modo di vivere il sistema accademico di gran lunga più smart di quello precedente. Molti professori non riescono ancora ad entrare in quest’ottica ma molti altri cercano di stare al passo e di fare del loro meglio per farci mettere quelle benedette crocette al posto giusto. Alla fine, servono pochi minuti per esprimere il proprio giudizio sia sulle domande oggettive sia su quelle soggettive. La maturità si vede anche e soprattutto da queste cose, che troppo spesso sono definite ‘piccolezze‘.

Di Giulia Pezzullo

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