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Brexit-Italia sul ring

Brexit-Italia sul ring

Sono molti i motivi per cui Brexit non gioverebbe alla situazione italiana. In caso di sì, la risonanza sarebbe davvero ampia. Il referendum di oggi p

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Sono molti i motivi per cui Brexit non gioverebbe alla situazione italiana. In caso di sì, la risonanza sarebbe davvero ampia.

Il referendum di oggi per Brexit sta destando non pochi problemi. Effettivamente non si può pensare che non ci saranno delle ripercussioni politiche, economiche e sociali.

Iniziamo col dire che la Gran Bretagna è da sempre una fedele alleata degli Stati Uniti d’America e che, quando nacque l’UE, era d’aiuto ad entrambe le potenze avere un occhio e un po’ di potere decisionale proprio all’interno della neonata unione di Stati. Tuttavia, adesso gli USA si trovano in un momento estremamente delicato sotto ogni punto di vista; rinnovo politico, crisi sociale ed economica sono all’ordine del giorno e non c’è tempo di tenere a bada i problemi dell’Europa.

Potrebbe essere stata questa la goccia che ha permesso al Regno Unito di decidere di bandire il referendum, oltre all’ovvio malcontento per l’andamento dell’UE. Infatti, lo Stato della City londinese non ha mai visto di buon grado l’ingresso nell’accordo gestito da Bruxelles, tanto da tenersi sempre alquanto distante dalle dinamiche dell’Unione. Il fatto della moneta non può, tuttavia, essere ricondotto ad una sfiducia verso l’Europa unita in quanto gli inglesi, famosi per il loro nazionalismo, avevano e hanno a cuore la lunga storia che ruota attorno alla sterlina: è la moneta più antica del mondo ancora in vigore.

Ma allora perché Brexit? Si potrebbe pensare ad un gesto estremo per mettere paura ai piani alti, per cercare di ottenere un’Unione Europea migliore che possa far placare gli animi degli inglesi. Eppure è inevitabile strizzare l’occhio alla questione di politica interna che circonda il primo ministro David Cameron. I laburisti non sopportano di buon grado le sue decisioni e i conservatori non hanno poi così tanta fiducia nelle sue capacità: ecco che Brexit assume un ruolo di panem et circenses per tenere a bada il popolo. Tuttavia, gli effetti dell’uscita della Gran Bretagna dall’Europa non sarebbero del tutto positivi, specialmente per l’Italia che vanta una popolazione immigrata nelle città inglesi di 600mila persone.

Prima di tutto, una volta riaperte le dogane al confine, entrare nel Regno Unito diventerà un’epopea: saranno necessari visto o permesso di lavoro e ‘metodo Australia’, ossia il superamento di un esame a punti basato sulle capacità del richiedente e sulla conoscenza dell’inglese. In linea di massima, il 19enne che dopo il diploma vuole andare a fare il cameriere a Londra non riuscirà più a farlo perché verrà bloccato al confine. Inoltre, i prodotti italiani esportati e utilizzati dai nostri connazionali nei locali costeranno molto di più rispetto ad ora e quel 44% di esportazioni tra Gran Bretagna e Europa, nella migliore delle ipotesi, si dimezzerà.

Il problema non si creerebbe solo per i lavoratori ma anche per gli studenti e i ricercatori: le tasse scolastiche per i ragazzi dell’UE ora ammontano a 9mila sterline annue, ma diventeranno in media 16mila se Brexit vedrà il ; inoltre, tutti i fondi europei destinati alla ricerca cesseranno di essere forniti e i tanti cervelli italiani scappati dallo Stivale si ritroveranno tagliati fuori dai programmi di ricerca. In sostanza, gli italiani nel Regno Unito, a meno della doppia cittadinanza, perderanno tutti i benefits di cui oggi godono; si rischia anche di non poter più godere del pronto soccorso per i cittadini dell’Ue, ora garantito.

Gli animi inglesi sembrano essere divisi, anche se sono per lo più gli anziani a voler uscire dall’Unione Europea. La speranza è che i ragazzi vadano a votare e salvino la situazione.

Di Giulia Pezzullo

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