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Brexit, la paura dei giovani imprenditori

Brexit, la paura dei giovani imprenditori

Piccole storie all'appuntamento con la storia. Di Stefano Di Foggia Oggi, 23 giugno, gli Inglesi sono chiamati a votare per decidere con un referendum

Giovani Federalisti Europei e il dopo Brexit
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Piccole storie all’appuntamento con la storia.

Di Stefano Di Foggia

Oggi, 23 giugno, gli Inglesi sono chiamati a votare per decidere con un referendum se rimanere nell’UE o no. La vittoria del cosiddetto Leave comporterebbe la chiusura dell’Isola di Sua Maestà e il governo britannico sarebbe costretto a rinegoziare tutti gli accordi con l’Unione Europea. Una situazione che preoccupa molto, sia per i tempi che potrebbero essere lunghi, sia perché in più occasioni esponenti dell’Unione hanno detto chiaramente che non sarà semplice ristabilire i rapporti. L’uscita di un paese importante come la Gran Bretagna dall’Unione potrebbe causare non solo danni al sistema economico europeo ma anche e soprattutto all’economia inglese.

Lo spettro del Brexit turba i sonni di molti giovani britannici, sopratutto di quelli che hanno investito e beneficiano del libero scambio di merci nella zona Euro.
Tom Cridland e Deborah Marx hanno 25 anni, si sono conosciuti all’università dove hanno conseguito la laurea in lingue. Due anni fa, grazie a un prestito di 6mila sterline del governo, hanno avviato una start-up nella moda“Disegniamo e produciamo maglie e pantaloni sostenibili, destinati a durare, al fine di non distruggere il pianeta e limitare lo sfruttamento dei lavoratori nei paesi meno sviluppati”.
La loro ultima creazione è la “The 30 Year Sweatshirt” garantita, come dice il nome, per durare trent’anni. Grazie a questo prodotto, il marchio ha avuto buona stampa in Inghilterra e negli States ma ora a causa del Brexit le cose rischiano di complicarsi parecchio. “Abbiamo lavorato duramente per crescere fino a un fatturato di 500mila sterline, il nostro abbigliamento viene disegnato qui a Londra e prodotto in Portogallo”. Non riescono ad immaginare cosa succederà, dazi e tariffe potrebbero far svanire il loro sogno.

La loro è la storia di una generazione internazionale, nata e cresciuta senza barriere, con la gioia della libertà. Thomas è per metà portoghese e Debs ha sangue italiano nelle vene. Felici di muoversi attraverso il continente, grati di avere mercati aperti dove fare crescere la propria azienda, terrorizzati dalle conseguenze del Leave. Da giovane imprenditore Tom vuole che il suo paese resti nell’Unione Europea e non crede affatto alle rassicurazioni che arrivano dal fronte del no. “Il governo, l’opposizione, tutti gli ex primi ministri, il presidente americano, le pricipali autorità economiche, tutti concludono che Brexit danneggerà la nostra economia”.

Insomma, una generazione che non ha paura dell’immigrazione o delle cessioni di sovranità ma crede e spera in un modo senza confini.

Di Stefano Di Foggia

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