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L’Europa salvi la gioventù Inglese

L’Europa salvi la gioventù Inglese

Brexit si è concretizzato, ma un dato parla su tutti: l’uscita è stata possibile grazie ai voti degli ultrasessantenni. E così il futuro dei giovani d

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Brexit si è concretizzato, ma un dato parla su tutti: l’uscita è stata possibile grazie ai voti degli ultrasessantenni. E così il futuro dei giovani d’oltremanica non è più nelle loro mani.

51,9 % out, 48,1% In. E alla fine Britain leave fu. Il voto del referendum sancisce la fine dell’Unità Europea così come la conoscevamo fino a ieri, e produrrà una serie di cambiamenti di cui ancora non conosciamo l’entità. Saranno così tragici come molti annunciano, oppure il rovescio della medaglia si rivelerà tutto sommato vantaggioso per i popoli del continente?

Intanto oltremanica sembrano aver optato per una nuova “indipendenza”, stando alle parole di Nigel Farage, leader dell’Ukip e principale fautore del Brexit. Ma non voglio parlare delle dinamiche politico-economiche che ci colpiranno, per questo non ho né le conoscenze né la voglia. Ma leggendo attentamente questo risultato sì, qualcosa di cui voglio parlare, anzi per cui mi voglio incazzare, come Italiano, Europeo e soprattutto giovane, c’è: i miei coetanei sudditi della Corona (suona brutto, ma è la Monarchia bellezza) non l’hanno voluta questa situazione, loro non erano disposti ad abbandonare l’Europa, perché consapevoli che con tutti i suoi difetti, i problemi e i contrasti, ha dato tanto a tutti, e ancora di più può dare.

Ma forse i più anziani non capiscono, non si rendono conto che noi, nati da fine anni 80 a oggi, siamo i figli dell’Europa, viviamo senza le barriere abolite da Schengen e cresciamo consapevoli che il nostro futuro può essere qui in Italia, in egual modo come in Germania, Francia, Svezia o, fino a ieri, in Gran Bretagna. Noi ci crediamo di più perché siamo cresciuti tutti un po’ più uniti, stiamo vivendo una realtà che va ben oltre i confini di Stato, riusciamo a interagire davvero con i nostri coetanei e sentirci tutti meno nazionalisti e più internazionali. È uno spirito che cambia più veloce dei rigurgiti nazionalisti, delle pretese dei singoli, che possono essere condivisibili, ma non sono così ragionate.

E i ragazzi inglesi lo sanno, ne sono consapevoli ancora di più, loro che vivono una nazione che è stata attraversata dalla globalizzazione prima di tutto il resto d’Europa, e per questo il loro è stato un forte no, no alla marcia indietro, no alla chiusura in se stessi, perché loro lo sanno cosa vuol dire essere una grande comunità.

E di chi è il futuro dell’Europa? Di chi ora cresce vivendo più identità, o chi le rigetta perché estranee alla sua epoca? Chi ha deciso cosa faranno quei ragazzi nei prossimi anni? Chi non ha la stessa idea, ovviamente, chi è nato in un mondo diverso, e ora lo rimpiange, tanto da rivolerlo indietro; ma non è questo quello che si avrà da qui in avanti, si sta solo privando chi poi dovrebbe comporre il nucleo dell’Europa stessa, non tenendo sufficientemente conto di quale peso dovrebbero avere i ragazzi pane e UE, maggiore di quello di molti altri. E così loro sono fuori, e a me rode, perché me lo sentivo anche un po’ mio questo voto, e noi tutti non sappiamo ora come dovremmo agire, come davvero ci toccherà.

Ma chi ha deciso per i giovani d’Inghilterra? Certamente, anzi purtroppo, non loro.

Di Umberto Scifoni

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