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Le vite normali di persone normali, una mattina di luglio tra Andria e Corato

Le vite normali di persone normali, una mattina di luglio tra Andria e Corato

Le storie di alcune vittime dello scontro tra i treni in Puglia. Di Stefano Di Foggia Ancora non è definitivo il bilancio del disastro avvenuto marted

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Le storie di alcune vittime dello scontro tra i treni in Puglia.

Di Stefano Di Foggia

Ancora non è definitivo il bilancio del disastro avvenuto martedì mattina in provincia di Bari. Per ora si contano 27 vittime ma non a tutti è stato possibile dare un nome ed un cognome. Solo otto persone sono state identificate e solo di loro si possono raccontare frammenti di vita.

  • Fulvio Schinzari aveva 59 anni ed era vice questore aggiunto a Bari. Viveva ad Andria con la moglie e le due figlie. La sua passione era la musica, suonava la chitarra ed era un grande fan di Pat Metheny, Mark Knopfler e Joni Mitchell. Fondò la prima radio libera andriese, Radio Antenna Adriatica. Finite le ferie, alle 14 sarebbe tornato in servizio. Quel trenino Andria-Bari lo prendeva ogni mattina da anni.
  • Enrico Castellano, di 72 anni, quella mattina era innanzitutto un nonno e stava raggiungendo il nipotino per festeggiare il suo compleanno. Era nato ad Ostuni, ma aveva lasciato la Puglia per vivere a Torino. Lì aveva fatto carriera ed era diventato dirigente del Banco di Napoli.
    Franco, il fratello ha raccontato: “Pensavamo di fare due feste, l’onomastico il giorno di sant’Enrico e il compleanno”.
  • Giuseppe Acquaviva non era su uno dei due treni ma in mezzo ai campi. Aveva 51 anni e faceva il contadino. Stava passeggiando nei pressi della ferrovia, tra gli olivi, compiendo un rito probabilmente quotidiano. Quanto c’è stato l’impatto è stato raggiunto da una scheggia, lo hanno portato all’ospedale di Barletta ma dopo qualche ora è deceduto.

Antonio Summo quella mattina doveva andare a scuola a tutti i costi, anche con il mal di pancia. Il padre gli aveva suggerito di rimanere a casa ma lui ha insistito: “Papà, devo recuperare due debiti formativi, lo sai”. Frequentava il secondo anno dell’istituto industriale di Andria e studiava anche al Conservatorio. Una lezione era finita in anticipo e alla stazione del suo paese, Ruvo di Puglia, lo aspettava il nonno. “Mi ha chiamato al telefono: dieci minuti e arrivo, vieni a prendermi”.

  • Jolanda Inchingolo, lo portava sempre al dito quell’anello con la pietra nera, è così che l’hanno riconosciuta. Jolanda aveva 25 anni, e a settembre si sarebbe sposata con Marco. “Doveva essere la madre dei miei figli”, urla Marco senza potersi dare pace. Martedì mattina Jolanda stava andando a Bari proprio per incontrarlo.
  • Di Donata non sia hanno notizie, la sessantenne di Terlizzi al momento dell’impatto aveva tra le braccia suo nipote Samuele, di 6 anni. Forse ha salvato la vita al piccolo stringendolo tra le braccia. Lo stava riportando a Milano dai genitori dopo qualche giorno di vacanza in Puglia. Samuele è stato uno dei primi salvati dai soccorritori e ora sta bene.
    Agli zii il bambino ha detto solo: “Stavo dormendo sulla nonna, poi c’è stato quello scoppio fortissimo”.
  • Uno dei due macchinisti si chiamava Pasquale Abbasciano ed era di Andria, amava la campagna e il suo lavoro. “Era molto esperto, faceva questo lavoro da tanti anni”, dicono i colleghi. Dopo tanti anni infatti stava per andare in pensione. Quella mattina però non pensava alla pensione e alla sua nuova vita ma a sua figlia. La stava per raggiungere al municipio di Andria per sentirle recitare la promessa di matrimonio.
  • Gabriele Zingaro, di Andria, aveva da poco trovato lavoro in un’azienda metalmeccanica di Bitonto. Aveva 23 anni e quella mattina stava tornando dopo una visita medica al Policlinico di Bari. Si era ferito un dito lavorando e mentre tornava ha chiamato la madre. La famiglia ha aspettato sue notizie al Palazzetto dello sport di Andria fino a sera, ma non sono arrivate.

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