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Dilaga la fobia per i profughi: fermato uno studente

Dilaga la fobia per i profughi: fermato uno studente

Un ragazzo del Camerun fermato dalla polizia perché ritenuto un profugo. In realtà, è uno studente del campus universitario. Siamo nell'era della paur

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Un ragazzo del Camerun fermato dalla polizia perché ritenuto un profugo. In realtà, è uno studente del campus universitario.

Siamo nell’era della paura, delle fobie più disparate e dell’illogico timore dell’invasione del diverso. Come saprai, le nostre università sono piene di ragazzi e ragazze provenienti da Paesi diversi. Molti sono nati in Italia, molti ci sono solo cresciuti e molti altri ancora si sono trasferiti nel nostro bel Paese solo per frequentare i corsi accademici degli atenei nostrani. Gli studenti, molto spesso, abitano nel campus universitario e frequentano gli ambienti ad esso connessi.

Tuttavia, la fobia nei confronti degli extracomunitari che investe alcune persone a volte dilaga in eventi davvero al limite dell’incredibile. A Savona, per esempio, data l’ipotesi di possibile apertura di un campo profughi, è divampato il terrore per chi non è italiano. Una signora, pertanto, si è sentita in obbligo di chiamare la polizia alla vista di un ragazzo camerunense su una bicicletta perché ritenuto un profugo. Bolivie Wekam è uno studente del campus universitario di Savona e ieri stava andando in centro con la bici offerta in comodato d’uso gratuito dall’ateneo.

Dopo qualche metro percorso, si è visto bloccare da una pattuglia della polizia che gli ha chiesto i documenti e se il mezzo con cui si stava muovendo fosse di sua proprietà. Sconcertato per l’accaduto, Wekam ha mostrato i suoi dati e le prove della sua vita da studente di ingegneria meccanica. Il ragazzo infatti si trova a Savona per terminare il ciclo di studi e conseguire la laurea magistrale (dopo aver preso la triennale a Bologna). La polizia non ha potuto far altro che scusarsi e lasciar andare il giovane.

Che dire? Un esempio di becera attitudine alla chiusura mentale e alla cieca paura di essere invasi da chissà quale piaga divina.

Di Giulia Pezzullo

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