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Un’associazione giovane per l’uguaglianza del futuro

Un’associazione giovane per l’uguaglianza del futuro

Ci pensano i ragazzi a combattere le discriminazioni. Wequal è l'associazione che punta ad informare sulle diversità e a debellare la fobia del divers

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Ci pensano i ragazzi a combattere le discriminazioni. Wequal è l’associazione che punta ad informare sulle diversità e a debellare la fobia del diverso.

Nel caos più totale di questo mondo che non apprezza le diversità, c’è una lanterna che illumina un percorso alternativo fatto di accettazione e di comprensione.

Su questo percorso cammina anche Wequal, un’associazione nata dalla volontà di alcuni ragazzi di mettere insieme le forze e fare qualcosa per cambiare e per migliorare.

Ho parlato con uno degli organizzatori, Andrea Abbate, per capire bene di cosa si tratta.

Qual è la storia della nascita di Wequal e chi sono i protagonisti di questa iniziativa?

Wequal nasce dalla pagina OmofobiaStop in qualità di associazione. L’idea è nata intorno a gennaio/febbraio di questo anno perché Stefano [Sechi] voleva rendersi più utile alla comunità LGBT non solo attraverso la pagina di OmofobiaStop. È uscita da lui la volontà di creare un’associazione per portare avanti questo progetto di sensibilizzazione che era nato con OmofobiaStop, cercando di rendere la cosa un po’ più concreta. Gli ideatori siamo stati noi soci fondatori: io, Stefano Sechi, Giacomo Volta, Mauro Valente (un signore eterosessuale pugliese; è un avvocato e ha portato un’esperienza legale necessaria) e Silvia Barabaschi. Siamo tutti e cinque anche parte del direttivo dell’associazione con diverse cariche. Abbiamo iniziato questo percorso perché volevamo sfruttare il seguito che la pagina Facebook aveva per cercare di avere una valenza più istituzionale che una pagina FB purtroppo non ha. Il nome Wequal deriva dalla crasi di We + Equal (We are equal) perché il concetto di fondo è che siamo tutti uguali; volevamo lanciare già dal nome l’obiettivo finale della nostra associazione.

Qual è la linea guida di Wequal e come pensate di raggiungere gli obiettivi che vi siete posti?

Abbiamo come principio base il combattere ogni forma di discriminazione, non solo quella contro la minoranza LGBT ma anche discriminazione per sesso, razza, nazionalità, religione, condizione sociale. È difficile muoversi in maniera così ampia perché siamo tutti ragazzi; diciamo che è un percorso che si può fare solo passo dopo passo. Un altro obiettivo è quello di essere una piattaforma che serve ad aggregare le realtà già esistenti e cercare di unire associazioni già presenti sul territorio per portare avanti le nostre battaglie. Questo avviene soprattutto online: abbiamo un sito web e un’applicazione che adesso verrà rifatta e lanciata entro poco tempo. Ancora, ci poniamo come ulteriore meta da raggiungere l’avere un ruolo facilitatore tramite il quale si ascoltano le persone, cercando di soddisfare i bisogni dei ragazzi che subiscono discriminazioni. Puntiamo a raggiungere tutto questo attraverso l’informazione online, la nostra email (se qualcuno ci contatta in privato) e anche in maniera più diretta perché stiamo cercando di entrare in contatto con le istituzioni del territorio con incontri e progetti. Uno degli ultimi è stato quello con il Politecnico di Torino, privo di qualsiasi progetto contro l’omofobia; quindi si sono rivolti anche a noi e ci sono stati più incontri con i responsabili dell’università.

Siete impegnati sul territorio italiano e/o internazionale in qualche modo?

Abbiamo partecipato al Torino Pride come collaboratori media ed eravamo presenti anche al Roma Pride come ad altre manifestazioni sul territorio italiano. Adesso stiamo cercando collaborazioni internazionali ma non è facile. Ci stiamo, tra l’altro, organizzando per partecipare ad alcuni bandi europei per cercare di ottenere fondi per portare avanti i nostri progetti.

Com’è il feedback che state ricevendo dai lettori e da seguaci di Wequal? Cosa potete dire della società in cui cercate di diffondere i vostri principi?

Assolutamente positivo, il format piace e la gente sposa i valori che un’associazione di questo tipo porta avanti; inoltre, non essendo immischiati in situazioni politiche è abbastanza palese che non c’è un profitto personale dietro che magari caratterizza altre realtà. Con l’app vorremmo fare il salto di qualità, a partire dal nuovo lancio, per aumentare il bacino di utenza. Purtroppo c’è ancora tanta gente che crede che la diversità sia un problema; secondo il mio punto di vista, le discriminazione sui temi LGBT nella fascia d’età 14-25 sono diminuite grazie anche agli idoli di questa generazione che promuovono un’apertura maggiore. Ciò però non vuol dire che siano diminuite tutte le discriminazioni. Penso che ci sia sempre più gente che si vuole impegnare a risolvere queste problematiche; c’è meno pigrizia nell’impegnarsi in qualcosa, nonostante ci sia ancora un po’ di paura. Abbiamo fiducia nel cambio generazionale ma allo stesso tempo io personalmente ho paura che le posizioni molto estremiste e discriminatorie aumentino di più la paura verso il diverso. Saranno di meno, ma forse più chiusi.

Qualcosa da dire ai nostri ragazzi?

Saremo felici se vorranno entrare in contatto con noi di Wequal, siamo sempre tutti quanti disponibili. Voglio dire anche di cercare di non avere paura nell’essere chi sono davvero e, se subiscono una qualsiasi discriminazione, di non chiudersi ma rivolgersi sia a delle associazioni sia agli organi dello Stato che possono aiutarli in modo concreto. E poi, vorrei dire di non avere paura di sostenere le battaglie contro le discriminazioni, soprattutto quelle legate alla sfera dell’orientamento sessuale. Combattere per i diritti di gay e lesbiche non fa crescere addosso un’etichetta da gay o lesbica.

Di Giulia Pezzullo

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