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Perché i ragazzi sono incappati in questa crisi?

L’economista Erik Hurst prova a spiegare tutto ciò che non ha funzionato. Cosa è successo ai ragazzi di oggi? Cosa ha ridotto noi giovani a brancolare

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L’economista Erik Hurst prova a spiegare tutto ciò che non ha funzionato.

Cosa è successo ai ragazzi di oggi? Cosa ha ridotto noi giovani a brancolare nelle nebbie del nostro futuro? Cosa ha portato qualcuno a non prendersi una pausa e qualcun altro a non iniziare mai?

Il quotidiano americano The Atlantic lo ha definito così: “Il paradosso del tempo libero” ed Erik Hurst, economista della prestigiosa Università di Chicago, ha provato a rispondere a queste domande procedendo con l’analisi di alcuni fattori:

  • Tracollo motivazionale:

La malattia delle nuove generazioni, convinte oramai di non poter realizzare i propri sogni a causa dei continui freni ed ostacoli messi dalla società. Per cosa lottar, faticare, sudare se il gioco non vale la candela?

  • Istruzione e competenze:

Un altro problema, a detta dell’economista statunitense, sarebbe rappresentato dalla mancanza di abilità lavorative, abilità che non derivano obbligatoriamente dal campo dell’istruzione classica, ossia la scolastica, ma che comprendono anche quelle del settore manifatturiero. Secondo una recente statistica dell’OCSE, la maggior parte dei giovani di età compresa fra i 15 e i 19 anni non sarebbe attivo né in un campo lavorativo né inquadrato in un percorso scolastico. Si fa sempre più reale e concreto uno scenario in cui sarà sempre più difficile trovare delle figure professionalmente competenti per qualsiasi settore.

  • Progresso tecnologico:

Tecnologia: benedizione e condanna dell’uomo moderno. Secondo recenti ricerche l’essere ritracciabili in qualsiasi momento e in qualsiasi posto creerebbe nelle nuove generazioni di lavoratori un’inconscia competitività: non esistono pause, non esistono momenti di stacco, esiste solo l’essere sempre sull’attenti.

  • Tempo libero:

Chi troppo e chi nulla. Alle nuove generazioni sembra sconosciuta la vecchia frase che recita: “La verità sta del mezzo”. Se da una parte c’è chi si affanna per essere sempre al top e per risultare il lavoratore modello disponibile 24h non godendosi nemmeno un minuto di meritato riposo, dall’altra c’è chi trascorre intere giornate con gli occhi incollati allo schermo di qualche pc, cellulare o televisione, immerso in film, videogiochi e quant’altro. Un vero e proprio universo spaccato a metà unito solo nel risultato: frustrazione, depressione e insoddisfazione.

Un’ultima domanda ha chiuso la ricerca dell’economista Hurst: le nuove generazioni sono felici? La risposta è stata inaspettata: i più ottimisti sono proprio coloro che hanno più difficoltà economiche e lavorative.

Di Laura Messedaglia

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