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Brexit: qual è il futuro degli studenti Europei?

Da sette mesi gli studenti di mezza Europa non sanno che cosa fare e le iscrizioni presso le università inglesi sono in calo. «Should the United Kingd

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Nelle università inglesi si vuole sentire parlare ancora d’Europa!
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Da sette mesi gli studenti di mezza Europa non sanno che cosa fare e le iscrizioni presso le università inglesi sono in calo.

«Should the United Kingdom remain a member of the European Union or leave the European Union?»
In questo modo solo pochi mesi fa, era il 23 giugno 2016, veniva chiesto alla popolazione inglese, attraverso un referendum consultivo e non vincolante, come avrebbe voluto che fosse l’Inghilterra del futuro, se dentro o fuori dall’Unione Europea. Il verdetto è suonato perentorio, seppur di poco, decretando la volontà della maggioranza degli inglesi (il 51,9%) di lasciare l’UE e tornare alla propria indipendenza.

Al contrario della maggioranza dei votanti, la maggior parte dei giovani sotto i 24 hanno votato per il “Remain”, sapendo bene che tra i tanti aspetti negativi che molti analisti avevano prospettato in caso di uscita dall’Unione Europea questa avrebbe potuto comportare anche una maggior difficoltà nel viaggiare tra i paesi membri. Il primo pensiero per più giovani è stato rivolto infatti alle difficoltà che ne sarebbero derivate nel poter continuare a fare esperienze universitarie di studio all’estero, data la maggior difficoltà derivante dal passaggio nei confini di un Paese UE da parte di una persona che non è cittadino europeo.

Stesso problema, dal lato opposto, per i tanti studenti europei che ogni anno varcano le porte inglesi per iniziare o proseguire un percorso all’estero o anche per cercare lavoro, di cui è notoriamente prospera l’Inghilterra.
A caldo tutte le paure dei ragazzi che hanno intenzione di iniziare un percorso di studi presso le università inglesi erano state placate. Infatti Johnson, il Ministro inglese per l’università, aveva confermato che le agevolazioni previste per gli studenti stranieri sarebbero continuate per tutti coloro che si fossero immatricolati entro l’anno accademico 2017/2018. A suo dire, “gli studenti internazionali forniscono un importante contributo al nostro rinomato sistema universitario […] vogliamo che questo contributo continui. La possibilità di garantire agli studenti l’idoneità a beneficiare di eventuali aiuti finanziari, non soltanto per l’anno a venire, ma per tutta la durata dei loro corsi, permetterà di dare maggiore sicurezza a studenti e università”.

È dei giorni scorsi la notizia che le iscrizioni nelle università inglesi sarebbero in calo del 5% rispetto all’anno precedente, un dato sconcertante dovuto oltre che all’aumento delle tasse universitarie anche all’incertezza creata negli studenti europei che, per non rischiare, preferiscono dirigersi verso altre mete.

I dati sono confermati dalle stesse università straniere tra le quali l’italiana Roma Tre, una delle Università più giovani del Bel Paese e maggiormente attive nel processo di internazionalizzazione degli studi: da un comunicato dell’Università stessa si apprende, infatti, che le richieste di iscrizione degli studenti europei negli atenei inglesi sono diminuite del 9% rispetto all’anno scorso, come conferma Mario Panizza, Rettore dell’Università degli Studi Roma Tre: «Il dato, anche se ancora parziale, rafforza le valutazioni negative emerse subito dopo Brexit.
I restanti Paesi europei nei quali è possibile studiare in lingua inglese non si lasciano scappare l’occasione, tanto da diventare le nuove mete degli universitari “fuori sede”: questi sono l’Irlanda, la Danimarca, la Svezia, la Finlandia, i Paesi Bassi e la Germania. Tutti offrono programmi molto interessanti, anche dal punto di vista economico, addirittura alcuni pagano loro stessi gli studenti stranieri per frequentare le proprie università.
Per ora, comunque, i problemi non sembrano essere imminenti: la procedura di uscita dall’UE sarà lunga e ancora incerta, visto quanto ha statuito il 24 gennaio la Corte Suprema (dovrà essere il Parlamento con una legge a rendere efficace la Brexit). Inoltre, è negli stessi interessi dell’Inghilterra tenere le porte aperte agli studenti stranieri, da sempre una colonna portante del Paese (gli italiani sono sempre stati molto ambiti), tanto che molte università hanno già rassicurato che non cambierà niente in futuro.

Intanto, quel che possiamo dire è solo: “When the going gets tough, the tough get going”.

Di Lorenzo Maria Lucarelli

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