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Insegnanti di sostegno: l’inciviltà del sistema scolastico

Insegnanti di sostegno: l’inciviltà del sistema scolastico

Da una lettera di un’insegnante di sostegno alla rivista Wired, in cui la docente spiega i problemi del suo lavoro basandosi sulla sua esperienza pers

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Da una lettera di un’insegnante di sostegno alla rivista Wired, in cui la docente spiega i problemi del suo lavoro basandosi sulla sua esperienza personale, emerge un quadro abbastanza disastrato di quello che dovrebbe invece essere una questione fondamentale per la scuola italiana.

Gli insegnanti di sostegno sono una risorsa eccezionale per il nostro sistema scolastico. O, quantomeno, così dovrebbero essere.

Per cominciare, l’insegnante protagonista di questo pezzo, lamenta che prima dell’affidamento a lei della ragazza con disabilità, le informazioni che l’avrebbero dovuta aiutare, compilate dai docenti che avevano già avuto modo di conoscere la ragazza, sono arrivate in maniera precaria, lacunosa ed imprecisa.

Ogni ragazzo, spiega l’autrice della lettera, ha bisogni e disfunzioni diversi e quindi va gestito in maniera ogni volta diversa e precisa. Tutto questo ha reso la partenza già difficile, dato che tra l’altro la docente è precaria e abilitata ad insegnare matematica e fisica alle superiori, perciò priva di esperienza e preparazione per gestire persone con disabilità.

Gli alunni, continua la docente, che sono considerati “Bes”, ossia ragazzi con Bisogni Educativi Speciali, sono ancora oggi visti come una zavorra ed un peso per la didattica, nonostante i passi avanti degli ultimi anni che da strutture speciali li hanno portati, secondo una politica di inclusione, ad essere inseriti in tutte le classi.

Politica che si svolge sulla carta, ma che in realtà risulta in una segregazione ed esclusione che rallenta sia i Bes che gli alunni normali. Suggerisce quindi l’autrice che si trovino didattiche comuni che vadano oltre l’ascoltare la lezioni e prendere appunti, magari con l’aiuto dei nuovi strumenti multimediali che hanno ultimamente fatto ingresso nelle aule italiane e che dovrebbero farlo anche nella didattica delle nostre scuole.

L’ultimo problema posto è quello delle assunzioni di insegnanti di sostegno specializzati, a cui sono richiesti una laurea curricolare e la partecipazione a corsi specializzazione per studenti disabili.

Corsi difficili da integrare con l’università e con il lavoro a scuola, tanto che molti posti di insegnanti di sostegno sono rimasti vacanti anche quest’anno, riempiti da insegnanti precari non abilitati all’insegnamento a ragazzi Bes.

Molte le denunce da parte dei genitori dei ragazzi, che si sono visti affidare il figlio a insegnanti non preparati e che cambiano di anno in anno, rendendo difficile un rapporto continuativo.

#FacceCaso

Di Alessandro Luna

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