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La storia di Andrea, che studia all’università grazie alla Compagnia San Paolo

La storia di Andrea, che studia all’università grazie alla Compagnia San Paolo

Di origini romene, studia all'università grazie a un programma della Compagnia San Paolo. Studiare all'università grazie a realtà private, come la Co

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Di origini romene, studia all’università grazie a un programma della Compagnia San Paolo.

Studiare all’università grazie a realtà private, come la Compagnia San Paolo. Perché farlo grazie al sostegno dei propri genitori è sempre più costoso. Le tasse universitarie, infatti, sono sempre più salate e a pagarne il conto sono le famiglie più povere. Dati alla mano, siamo il terzo paese con le rette universitarie più alte dell’Unione europea. E le borse di studio, un prezioso aiuto per gli studenti in una situazione economica disagiata, sono al minimo.

In questo modo l’università rischia di promuovere ulteriormente le disuguaglianze economiche, anziché abbatterle. Con il diritto allo studio sancito dalla Costituzione che diventa un lusso.  In questa situazione ci sono famiglie che non possono più permettersi di pagare gli studi ai loro figli. E allora tanti ragazzi sono costretti a trovare altre strade per potersi laureare.

Come Andrea Munteaunu, studentessa di origine rumene iscritta al terzo anno di Tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro. Un giorno, senza pensarci due volte, ha deciso di candidarsi a un progetto della Compagnia San Paolo che offre un sostegno finanziario agli studenti in difficoltà economiche. La sua intraprendenza ha pagato perché la sua domanda è stata accettata. Adesso ogni mese la fondazione bancaria le moltiplica per 4 il suo deposito da 50 euro al mese. Soldi che lei usa per pagare libri, spese di trasporto e la mensa universitaria.

Nelle sue parole traspare la tranquillità di chi può studiare a tempo pieno senza portarsi addosso il peso dei sacrifici economici che la sua famiglia dovrebbe sostenere per farla studiare.

“Sono all’università dalla mattina alla cinque del pomeriggio, non dovermi  preoccupare  di fare dei lavoretti per guadagnare qualche soldo per andare avanti è fondamentale per me. Non chiedo niente alla mia famiglia. E sono in regola con gli esami: ne ho fatti venti, me ne mancano nove”.

L’aiuto economico che riceve ha cambiato radicalmente le sue ambizioni:

” Appena laureata in Professioni sanitarie farò il concorso per diventare ispettore del lavoro: è il mio sogno”.

E noi ci auguriamo che possa coronarlo.

#FacceCaso

Di Luca Pennacchia

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