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Scandalo in Svizzera: chiude Unipolisi e lascia a spasso aspiranti fisoterapisti

Scandalo in Svizzera: chiude Unipolisi e lascia a spasso aspiranti fisoterapisti

C’è chi dice che uno dei responsabili della struttura sia stato arrestato, ma mancano conferme dai magistrati di Lugano, dove è in corso un’indagine.

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C’è chi dice che uno dei responsabili della struttura sia stato arrestato, ma mancano conferme dai magistrati di Lugano, dove è in corso un’indagine. #FacceCaso.

Se il tuo sogno è quello di diventare fisioterapista e non sei riuscito a passare i test in Italia, sicuramente avrai preso in considerazione l’idea di andare a studiare fuori. Una delle mete più ambite a questo proposito è da sempre la Svizzera .

Disentis è un paese di duemila abitanti nel Canton Grigioni, valle del Reno anteriore, a 240 chilometri di distanza da piazza del Duomo. Unipolisi è un’università privata, piuttosto gettonata, con una rata annuale di ottomila euro. Senza contare le spese di viaggio, vitto e soggiorno in Svizzera.

Fin qui niente di male, se non fosse che da qualche tempo il numero di telefono dell’università è staccato e alle email non risponde nessuno.

C’è chi dice che uno dei responsabili della struttura sia stato arrestato, ma mancano conferme dai magistrati di Lugano, dove è in corso un’indagine.

Ecco la testimonianza di una mamma.

“Il corpo docenti era di livello alto. Sono nomi con significativi curricula e con una larga esperienza maturata nel settore. Quando con mio marito e mio figlio avevamo valutato l’opportunità o meno di ricorrere a questa università, ci eravamo presto convinti. Del resto mio figlio ha sostenuto tutti gli esami, nessuno mai gli ha regalato niente: è uno che studia. Siamo una famiglia che non ama le scorciatoie; credo che ne esistano ma non ne vogliamo nemmeno sapere. Da genitori, poiché il mio ragazzo vuole fermamente diventare fisioterapista, abbiamo voluto sostenerlo. Gli mancavano quattro esami e si sarebbe laureato. Andava spesso a Disentis e lì si fermava a dormire, per il tempo necessario quando c’erano da frequentare le lezioni, ed erano altri soldi da spendere. Accadeva, certo, che fosse garantito anche un “collegamento” a distanza, ossia da casa al computer in diretta con l’ateneo, ma questo non significa che fosse un’università di beneficenza, che regalava voti purché si pagasse. Ora, a noi, al di là naturalmente delle indagini e dell’accertamento della verità, e magari della punizione per chi ha fregato decine di giovani e le loro famiglie, interessa trovare un’università che possa riconoscere l’intero percorso superato alla Unipolisi”.

I problemi adesso sono due:

  • non solo i danni causati agli studenti e all’interruzione del loro percorso di studi
  • trovare un ateneo che convaliderà la carriera degli studenti

Sembrerebbe che a differenza di quanto promesso con falsi docuemnti, la Unipolisi non avrebbe mai instaurato una collaborazione con un’altra università all’interno dell’Unione europea, alla quale la Svizzera non appartiene.

L’apparentamento è la condizione essenziale per permettere il passaggio eventuale in un altro ateneo, riconosciuto dalla Ue in quanto collocato in uno dei suoi Stati membri.

Ad oggi i giovani truffati non possono presentarsi in nessuna università per ottenere un riconoscimento. Per uscirne fuori, gli studenti si stanno radunando per affidarsi a un avvocato e imbastire una causa comune. Speriamo bene.

#FacceCaso.

Di Francesca Romana Veriani

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