Tempo di lettura: 2 Minuti

Meno iscritti all’università non fanno bene

Meno iscritti all’università non fanno bene

L’Italia è uno dei pochi paesi d’Occidente dove la laurea non viene vista come un plus ai progetti della vita. E i numeri di iscritti universitari in

Il prof Lorenzo Canale non percepisce lo stipendio da quattro mesi
Ecco la marijuana legale, ora anche in Italia
Che ci succede quando siamo online?

L’Italia è uno dei pochi paesi d’Occidente dove la laurea non viene vista come un plus ai progetti della vita. E i numeri di iscritti universitari in calo sono dati pessimi.

Che il nostro paese stia prendendo un andazzo distante dalla crescita culturale e cognitiva per la media lo si era visto da tempo. Il fatto che primo partito alle elezioni sia stato proprio quello che maggiormente abbia campato sul qualunquismo spicciolo ne è dimostrazione palese.

Ma i dati sull’università non giovano il futuro nazionale, almeno non stando ai numeri attuali.
Quando nel 2013 il neo senatore 5s Gianluigi Paragone scriveva su Twitter: “Cinquantamila iscritti in meno all’università. Finalmente il mito della laurea viene messo in discussione, con tutto il carrozzone accademico!”, si poneva la grande questione.
La laurea, bisogna tornare a comprenderlo, è uno strumento che a prescindere dall’occupazione post graduation arricchisce gli individui. Tutti, sia chi benefica direttamente del titolo, sia chi si può ritrovare fiancheggiato da persone che sappiano maneggiare determinati argomenti o competenze nello specifico.

Non è un pezzo di carta che porta alla disoccupazione, questo sembra tema poco chiaro ai molti. Laureati vuol dire aver studiato tanto e guadagnare una miseria (quando si trova un’occupazione). E da questo si potrebbe partire proprio con la più chiara smentita. In media infatti chi è in possesso di un titolo di studio superiore al diploma liceale ha molte più probabilità di trovare un’occupazione e soprattutto ben retribuita sul lungo periodo.

E invece in Italia il numero di laureati è al ribasso rispetto a tanti altri paesi Europei, con cali inspiegabili rispetto a società che, maggiore sia il livello di progresso, maggiore è la crescita di istruzione media.
È difficile inoltre essere competitivi a livello mondiale senza un buon grado di lavoro qualificato e professionalizzante, che perfino in un campo come quello agricolo è impensabile senza un numero adeguato di laureati per settore.

La tecnica non è tutto, la laurea invece da uno scatto in più, una performance che permette di maneggiare determinate skills in maniera più complessa.
Ma finché in questo paese anche un solo uomo continuerà a pensare: “meglio meno laureati, tanto sono tutti disoccupati!”, allora non si andrà veramente da nessuna parte.

#FacceCaso

Di Umberto Scifoni

COMMENTS

WORDPRESS: 0
DISQUS: 0