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Meno iscritti all’università non fanno bene

Meno iscritti all’università non fanno bene

L’Italia è uno dei pochi paesi d’Occidente dove la laurea non viene vista come un plus ai progetti della vita. E i numeri di iscritti universitari in

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L’Italia è uno dei pochi paesi d’Occidente dove la laurea non viene vista come un plus ai progetti della vita. E i numeri di iscritti universitari in calo sono dati pessimi.

Che il nostro paese stia prendendo un andazzo distante dalla crescita culturale e cognitiva per la media lo si era visto da tempo. Il fatto che primo partito alle elezioni sia stato proprio quello che maggiormente abbia campato sul qualunquismo spicciolo ne è dimostrazione palese.

Ma i dati sull’università non giovano il futuro nazionale, almeno non stando ai numeri attuali.
Quando nel 2013 il neo senatore 5s Gianluigi Paragone scriveva su Twitter: “Cinquantamila iscritti in meno all’università. Finalmente il mito della laurea viene messo in discussione, con tutto il carrozzone accademico!”, si poneva la grande questione.
La laurea, bisogna tornare a comprenderlo, è uno strumento che a prescindere dall’occupazione post graduation arricchisce gli individui. Tutti, sia chi benefica direttamente del titolo, sia chi si può ritrovare fiancheggiato da persone che sappiano maneggiare determinati argomenti o competenze nello specifico.

Non è un pezzo di carta che porta alla disoccupazione, questo sembra tema poco chiaro ai molti. Laureati vuol dire aver studiato tanto e guadagnare una miseria (quando si trova un’occupazione). E da questo si potrebbe partire proprio con la più chiara smentita. In media infatti chi è in possesso di un titolo di studio superiore al diploma liceale ha molte più probabilità di trovare un’occupazione e soprattutto ben retribuita sul lungo periodo.

E invece in Italia il numero di laureati è al ribasso rispetto a tanti altri paesi Europei, con cali inspiegabili rispetto a società che, maggiore sia il livello di progresso, maggiore è la crescita di istruzione media.
È difficile inoltre essere competitivi a livello mondiale senza un buon grado di lavoro qualificato e professionalizzante, che perfino in un campo come quello agricolo è impensabile senza un numero adeguato di laureati per settore.

La tecnica non è tutto, la laurea invece da uno scatto in più, una performance che permette di maneggiare determinate skills in maniera più complessa.
Ma finché in questo paese anche un solo uomo continuerà a pensare: “meglio meno laureati, tanto sono tutti disoccupati!”, allora non si andrà veramente da nessuna parte.

#FacceCaso

Di Umberto Scifoni

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