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Ai posteri l’ardua sentenza: siamo studenti troppo qualificati ?

Ai posteri l’ardua sentenza: siamo studenti troppo qualificati ?

La nostra rubrica sui dubbi, sulle paure e anche sui giramenti di… testa che affliggono gli studenti italiani. Oggi ci poniamo un dubbio: ma non è che

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La nostra rubrica sui dubbi, sulle paure e anche sui giramenti di… testa che affliggono gli studenti italiani. Oggi ci poniamo un dubbio: ma non è che noi studenti siamo “troppo qualificati ” per i posti di lavoro disponibili?.

Erano gli anni ’60 quando il boom economico e le politiche di welfare del centro-sinistra consentirono in Italia un accesso di massa all’istruzione in generale, ma soprattutto alle università, a prescindere dalla classe sociale di appartenenza. Nel 2018 continua a permanere un sistema di scuola ed università pubbliche, seppur quest’ultima non sia totalmente gratuita ma dotata di una tassazione progressiva in base al valore ISEE.

Dunque anche in questo periodo l’accesso agli studi è tendenzialmente garantito per tutti. Molti infatti si iscrivono alle più svariate facoltà, non tutti concludono il percorso, ma possiamo sicuramente affermare che le strutture universitarie sono abbastanza affollate.

Nella maggior parte dei casi chi intraprende la strada dello studio accademico, lo fa per ottenere una qualifica che lo renda più appetibile al mondo del lavoro, per avere una carta in più da giocare per il proprio futuro. Qui però arriva il cortocircuito, a cui troppo spesso la nostra società ci sta sottoponendo. È certamente vero che esistono tipologie di impiego che necessitano di una qualifica importante e specifica, ma questi posti non sono infiniti.

Così molti ex studenti, una volta conseguita una laurea, si trovano costretti ad approcciarsi per necessità a professioni meno altamente specializzate. Il problema sta però nel fatto che a questo punto il posto gli viene negato in quanto sarebbero troppo qualificati ed i datori di lavoro sarebbero costretti ad una retribuzione troppo alta.

Ecco così come è salita vertiginosamente negli ultimi anni la disoccupazione giovanile, a fronte di una grande offerta di ragazzi dotati di buone se non ottime referenze. Di questo passo, per ottenere un normalissimo impiego saremo costretti ad una corsa al ribasso per quanto riguarda gli studi.

Viene facilmente in mente una scena del famoso film “Smetto quando voglio”, quando uno dei protagonisti fa finta di non essere laureato per farsi assumere da uno sfasciacarrozze, tematica mai attuale come in questo momento. Per quanto possa sembrare assurdo, alle aziende fa più gola un lavoratore non qualificato, tanto da poter giustificare una sottopaga minima, rispetto ad un ragazzo che ha portato a termine un percorso di studi, magari anche con il massimo dei voti.

Come potrebbe mai essere un problema, in una società avanzata e civile come la nostra, l’essere “troppo qualificati ”? Può una laurea essere mai diventata un peso? Una cosa da celare nell’ombra delle nostre cantine, nel terrore che qualcuno possa un giorno scoprirla?

Ai posteri l’ardua sentenza

#FacceCaso

Di Edoardo Frazzitta

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